Appello dei tartari di Crimea per la creazione della sede civile e per il blocco di massa della Crimea

Appello dei tartari di Crimea per la creazione della sede civile e per il blocco di massa della Crimea
l'08 settembre 2015.

Kyiv, 8 settembre 2015. Dall’annessione della Crimea, due nuove leggi sono state introdotte nella legislazione ucraina. Tra queste ci sono la legge “Sui diritti e le libertà dei cittadini e sul regime giuridico nel territorio di Crimea temporaneamente occupato” e la legge “Sulla creazione della zona economica libera “Crimea” e sull’attività economica nel territorio dell’Ucraina temporaneamente occupato”. Secondo Refat Chubarov, il presidente del Mejlis del popolo tartaro di Crimea, la prima legge garantisce l’influenza della costituzione ucraina sulla penisola, e, quindi, garantisce la protezione e l’attuazione dei diritti nazionali, culturali, sociali e giuridici sul territorio temporaneamente occupato. “Invece, ogni giorno vediamo le prove della pressione, detenzioni, perquisizioni e massacri organizzati dalle autorità di occupazione contro i tartari di Crimea e contro le altre minoranze nazionali”, ha detto Chubarov in una conferenza stampa all’Ukraine Crisis Media Center.

“Abbiamo dei prigionieri politici. Tra di loro vi è il vice presidente del Mejlis Akhtem Chyyigoz, gli attivisti civili Ali Asanov e Mustafa Dzhegermendzhy, i patrioti ucraini Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko. Oltre a questo, la gente continua a scomparire e due persone sono stati uccise”, ha aggiunto Chubarov. La seconda legge consente all’’Ucraina di consegnare i beni al territorio occupato quasi senza ostacoli. “Secondo i dati forniti dal Centro per il giornalismo investigativo, la settimana scorsa 5,777 tonnellate del cibo sono arrivati ​​dal continente alla penisola. Il valore stimato complessivo di tutti i beni è 475 milioni di dollari “, ha citato Chubarov.

Mentre ci sono crimini quotidiani contro le persone, le imprese ucraine continuano a fornire i prodotti alimentari alla Crimea. “Crediamo che questo sia sbagliato, perché in questo modo lo stato ucraino nutre quelli che hanno occupato la nostra terra e sostiene il potere del Cremlino, che ora si oppone all’Ucraina.” Gli esperti sono giunti alla soluzione comune che poi è stata sostenuta anche dagli attivisti civili in Crimea. Vogliono smettere di fornire qualsiasi tipo di merce dal continente alla penisola e in questo modo bloccare la Crimea.

Secondo Mustafa Dzhemilev (Cemilev), il leader dei tartari della Crimea, non è solo una questione di prodotti alimentari. L’Ucraina fornisce alla Crimea l’85 per cento di energia elettrica e circa 80 per cento di acqua, soprattutto acqua per l’irrigazione. “Prima dell’occupazione tali costi venivano coperti dal turismo o dai viaggi di lavoro. Ora l’Ucraina non ottiene nulla “, ha detto Dzhemilev. L’unico argomento contro il blocco è l’aspetto morale, perché c’è ancora il nostro popolo in Crimea. “Questo argomento non ha senso, perché secondo le leggi internazionali, è l’invasore che deve fornire il cibo, l’elettricità e altri benefici”, ha detto Dzhemilev. Un altro argomento sul quale sono stato informato io è che l’Ucraina fornisce questo cibo solo per i suoi cittadini in Crimea. “Posso ufficialmente dichiarare che non è vero. L’80 per cento di questi prodotti vengono trasferiti nella Federazione Russa attraverso lo Stretto di Kerc’. Alla fine, i prezzi lì sono molto più alti”, ha sottolineato Dzhemilev.

Lenur Islamov, il vice presidente del Congresso mondiale dei tartari di Crimea, condivide le sue osservazioni sul fatto che gli ucraini hanno cominciato a dimenticare che l’anno scorso la Crimea faceva ancora parte dell’Ucraina. “Sento spesso che siamo troppo deboli per combattere anche per la Crimea, e magari loro stanno meglio lì. Tuttavia, sono sicuro che dobbiamo tornare “, ha detto Islamov.

Pertanto, gli attivisti sociali hanno preparato una serie di richieste da parte dei membri del Blocco civile della Crimea: liberare i prigionieri politici, cessare le interferenze nell’attività dei media dei tartari di Crimea e ucraini, garantire l’accesso ai giornalisti e agli osservatori stranieri in Crimea, fermare i procedimenti penali e le persecuzioni amministrative contro i tartari di Crimea e contro i cittadini ucraini, revocare il divieto di entrare in Crimea per i leader del popolo tartaro di Crimea. Secondo Dzhemilev, tutte queste richieste sono state precedentemente discusse con il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko e con il premier Arseniy Yatsenyuk, e saranno ulteriormente discusse per non violare nessuna legge dell’Ucraina. “Crediamo che sia l’unica possibilità di restituire la Crimea all’Ucraina, perché i negoziati con gli invasori non portano alla soluzione”, ha detto Dzhemilev. La sede del Blocco civile della Crimea si trova a Kiev, in via Siedovtsiv, 22. Questo è un posto per chi vuole aderire all’iniziativa. La data dell’inizio del blocco della Crimea non è attualmente definita, ma i partecipanti hanno in programma di andare verso il confine con la penisola a fine mese.

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