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Ucraina ed Europa: guerra d’informazione – discussione esperta

Kyiv, il 01 dicembre 2016.

Il giornalismo europeo si è affacciato a una serie di sfide che deviano l’attenzione dagli avvenimenti in Ucraina. Tra le sfide, vi è l’insufficiente finanziamento che obbliga le redazioni a non inviare più i propri corrispondenti all’estero, i temi del “Brexit” e della Siria che coprono la guerra nel Donbas e anche del mondo di reti sociali dove le informazioni false si diffondno senza alcun controllo. Questa è l’opinione di Andrea Rizzi, direttore della sezione esteri de “El País”, in una discussione presso l’Ukraine Crisis Media Center svoltasi nel corso del 6° Forum giornalistico spagnolo-ucraino dal titolo “Opinione pubblica e società civile nei tempi di crisi: narrativo mediatico.” “Non abbiamo speranza di poter filtrarlo, dobbiamo imparare a conviverci. Dobbiamo accettare i cambiamenti, inventare un giornalismo nuovo che potrà parlare allo spettatore del XXI secolo, producendo il contenuto di cui ha bisogno.”

Dobbiamo imparare a saper raggiungere il pubblico più grande, ma non dobbiamo negare i nostri princìpi o usare informazioni non verificate mirando al raggiungimento di un numero più alto di persone,” ha affermato Rizzi. “Quell’enorme macchina di propaganda utilizzata da Putin non trova alcuna resistenza. Non esiste nessuna istituzione, nessuna agenzia che farebbe la sua propaganda perché siamo dell’opinione che i nostri valori sono così buoni e ovvi che non è necessario propagandarli, mentre in realtà avremmo dovuto farlo,” ha aggiunto Gerardo Bugallo Ottone, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Spagna in Ucraina.

Come l’Ucraina sta perdendo la guerra di informazione

Secondo Stanislav Yasynsky, giornalista del canale TV ucraino 1+1, l’Ucraina sta perdendo il Donbas a causa della mancata presenza nel luogo di un campo di informazione e propaganda. “La Russia si era preparata per la guerra con l’Ucraina in anticipo. Sulla base dei suoi media pubblici è stato creato il potente gruppo “Russia Today”, in cui sono presenti non solo giornalisti ma anche analitici, esperti di operazioni psicologiche e di programmazione neuro-linguistica. È una rete molto potente che fa uso di grandi fondi ed è capace di trasmettere in pochi secondi a tutto il mondo tutte le informazioni necessarie. Cosa abbiamo per contrastarlo? Purtroppo quasi niente,” ha detto il giornalista, il quale ha anche raccontato come la Russia stesse formando il suo spettatore nel modo programmato, promuovendo il suo contenuto. Rimane così anche adesso. “Lo spettatore nel Donbas non vuole vedere né fatti scorraggianti, né quello che accade a Kyiv. Vorrebbe paragonare i prezzi nei territori occupati con i prezzi della zona sua. Guardano la TV russa, perché la loro propaganda da stabilità, speranza che là si viva meglio, ed è per questo che credono a Putin,” ha fatto notare Yasynsky.

Secondo Yasynsky, questi problemi riguardano anche la radio. “Il canale Armia FM (esercito FM) dovrebbe essere accessibile su tutte le frequenze, ma la burocrazia gli impedisce di ottenerle. La radio trasmette solo nei luoghi in cui sono stati presi accordi con le stazioni radio commerciali. Nell’est prendono ciò nient’altro che come tradimento,” ha sottolineato Yasynsky. Usando le onde corte si potrebbe coprire anche le zone della Federazione Russa trasmettendo in russo. Perlopiù nelle truppe ucraine prestano servizio molti giornalisti che potrebbero produrre giornali propri: il problema è che non hanno stampanti per produrre i materiali.

Come comunica lo stato

Secondo l’opinione del parlamentare Mustafa Nayyem, gli impiegati statali ucraini non hanno ancora imparato a comunicare correttamente con la società. “Con comunicazione s’intende l’obbligo da parte degli impiegati statali di spiegare i propri passi, tutto quello che stanno facendo. Il personale subordinato deve riferire sul proprio lavoro, mettendo in evidenza i propri successi e sconfitte, altrimenti viene licenziato. Per qualche motivo è diverso nelle relazioni tra autorità e società. L’atteggiamento spregiativo (da parte delle autorità) nei confronti della gente comincia non con gli episodi in cui le persone sono state picchiate al Maidan. Parte con la riluttanza nello spiegare alla gente che cosa stiamo facendo,” ha detto Mustafa Nayyem.

Dmytro Zolotukhin, consigliere al Ministero per la politica d’informazione dell’Ucraina, ha fatto notare che lo stato ha bisogno di un sistema di comunicazioni strategiche per riportare la narrazione necessaria ai suoi cittadini. “Quello che sento è che non dobbiamo far sì che gli eroi appaiano troppo eroici, perché c’è corruzione e ci sono problemi nell’esercito, e questo non aiuta le riforme. Ad ogni modo, ognuno deve fare il proprio mestiere: lo stato deve impegnarsi con le comunicazioni strategiche, introdurre la propria politica d’informazione, mentre i media devono proteggere la società civile dalla propaganda,” ha spiegato Zolotukhin.

Sicurezza dei giornalisti

Andriy Zhygulin, capo del Dipartimento principale per la politica d’informazione presso l’Amministrazione presidenziale ucraina, è dell’opinione che la protezione dell’attività professionale nell’ambito giornalistico in Ucraina sta rinascendo. L’anno prossimo verrà dato il via al progetto del Consiglio d’Europa per la protezione dei giornalisti. “Il programma prevede una collaborazione tra giornalisti e forze dell’ordine, le quali devono presentare un’adeguata reazione in riposta alle violazioni. Nonostante la riforma della Polizia nazionale, agli investigatori non è chiaro in che modo reagire ai crimini contro i giornalisti,” ha spiegato Zhygulin. Secondo l’ufficiale, quest’anno degli 1,5 milioni di casi aperti sono stati avviati 172 casi criminali in cui le persone offese erano giornalisti. Soltanto l’otto per cento dei casi di quel tipo arriva a una risoluzione. Allo stesso tempo, secondo Zhygulin, ci sono cambiamenti positivi: l’organo statale per la censura è stato dissolto, è stata rafforzata la responsabilità per l’impedimento alle attività dei giornalisti, e sono state avviata la televisione e la radio pubbliche, così come il processo di denazionalizzazione dei media stampati locali.

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