Il regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy gira un film di finzione su Chornobyl

Il regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy gira un film di finzione su Chornobyl

Il nome del regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy è diventato celebre a livello internazionale dopo l’uscita del suo primo lungometraggio di finzione “The Tribe” (La Tribù, Plemya in ucraino) nel 2014. La storia nel film viene raccontata attraverso il linguaggio dei segni, in quanto i personaggi protagonisti sono degli adolescenti del collegio per sordi. Lo stesso anno “The Tribe” ha ricevuto tre premi al Festival di Cannes nella sezione nominata ‘Settimana internazionale della critica’. Il nuovo film di Slaboshpytkiy “Luxembourg” (Lussemburgo) sarà una pellicola di finzione su Chornobyl, ed è attualmente in produzione. L’UCMC pubblica la traduzione della versione breve dell’intervista che il regista ha rilasciato al giornalista de “The Day” Dmytro Desyateryk.

Il disastro nella centrale nucleare di Chornobyl fu il Grande scoppio che diede inizio all’indipendenza dell’Ucraina

“The Day”: Com’è la situazione attuale nella Zona di alienazione?

Myroslav Slaboshpytkiy: Abbastanza tesa. C’è la centrale e c’è la Zona. Le persone che lavorano presso la Centrale nucleare di Chornobyl arrivano da Slavutych in un treno regionale e la sera tornano a casa. Mentre le persone che lavorano nella Zona – a 20 chilometri dalla centrale, ci vengono da Ivankiv (una cittadina nella regione di Kyiv) e da Kyiv. Si spostano lungo la Zona, lavorano in un’area più ampia ma non nella centrale stessa. Dal momento della liquidazione del disastro i due gruppi sono stati mal affiancati. L’interessamento della centrale è mettere a disposizione tutti i finanziamenti e tutte le risorse. La Zona ha propri interessi. Ne risulta un certo risentimento fra le classi. Ma quell’enorme confinamento (Confinement) che è stato trasferito e messo sopra i resti della centrale incita una certa paura nel personale di Chornobyl indipendentemente dall’incarico che coprono: la paura di essere abbandonati, cacciati via, il timore di vedersi diminuiti o tolti i finanziamenti. Si parla dell’intenzioni di trasferire parecchie aziende e istituzioni fuori dai confini della Zona. Dall’altra parte il bisogno di svolgere i lavori di manutenzione presso il Confinamento non cambierà. Tuttavia, negli ultimi anni è stato ridotto il numero del personale.

T.D.: Secondo te, ora, 30 anni dopo, che cos’è stato il disastro nella centrale nucleare di Chornobyl da un punto di vista storico?

M.S.: Si trattò di un grande scoppio che diede inizio alla nostra indipendenza, analogamente al quello che col Big Bang diede vita all’Universo. A seguito di quell’evento l’Urss si sfaldò, ci furono varie rivoluzioni. Tuttavia la separazione dell’Ucraina dallo spazio sovietico è avvenuta proprio in quella circostanza, in quanto in quei giorni il “sovok” (l’Unione Sovietica) si spezzò in modo significativo: fu chiaro come avevano agito le autorità, nelle pretese che Kyiv ha posto nei confronti di Mosca che nascondeva la verità, mentre il mondo è conosciuto l’Ucraina – anche se in una situazione così. Fu un punto di partenza chiave. Anche la popolazione di Belarus fu duramente colpita, eppure questa è storia ucraina.

T.D.: Chi ha contribuito di più nel processi di liquidazione?

M.S.: I liquidatori del disastro di Chornobyl erano stanziati sia in Russia che in Belarus. Onestamente i russi hanno contribuito parecchio alla liquidazione, in quanto sul territorio della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa si trovavano le strutture di produzione nucleare, tra cui lo stabilimento “Mayak-2” che produceva il plutonio da armi, e l’Istituto Kurchatov. Sono arrivati qui dal cosiddetto “kurchatnyk” (l’Istituto di Kurchatov), perché avevano esperienza nel trattamento dei disastri di questo tipo che, anche se di minor impatto, erano già avvenuti prima di allora in Russia.

Il nuovo film: Guardare a Chornobyl da una prospettiva mai presa in considerazione da nessuno finora

T.D.: In che fase si trova “Luxembourg” in questo momento?

M.S.: Darò una risposta generale: siamo in fase di produzione. Sono da lungo tempo legato alla Zona, io là ci lavoravo. Si crea una dipendenza da essa, una certa dipendenza tossica: è proprio quello che è successo anche a me. Ora voglio fare un film completo su di essa per chiudere con questo tema. Produrre (un film) come nessuno ha mai fatto finora.

T.D.: Ma sembra che siano molti i film che trattano la Zona…

M.S.: E allo stesso tempo nessuno l’ha vista sullo schermo come si deve, perché nessuno ha mai scavato così profondamente. Ciò, comunque, non significa che in “Luxembourg” ci saranno scoperte sensazionali. Direi, anzi, che rispetto alle investigazioni giornalistiche sulla Zona e sul disastro che sono continuamente pubblicate, il mio film è in un certo senso giustificativo. Tentiamo di guardare a Chornobyl da una prospettiva mai presa in considerazione da nessuno finora.

M.S.: Il film s’intitola “Luxembourg” perché una volta arrivati là, vi vengono date istruzioni di sicurezza e vi viene detto che il territorio della Zona di Chornobyl è uguale al territorio del Lussemburgo. [Il frammento dell’intervista a Hromadske Radio].

T.D.: Ci sono fondi per tutto ciò?

M.S.: Il progetto su Chornobyl ha ottenuto il sostegno da parte di Francia, Germania, Norvegia e Olanda. [Oltre ai finanziamenti stranieri, il film “Luxembourg” ha ottenuto dei finanziamenti statali pari a 10 milioni di hryvne (più di 340 mila euro) – l’UCMC]. Il Festival di Cannes è maggio 2014. E quando alla fine dell’anno sono arrivato a presentare il progetto al CineMart a Rotterdam, avevamo già avuto qualche sostegno. All’inizio del 2015 il progetto ha ottenuto il premio per la sceneggiatura al festival Sundance. Il film cresceva davanti ai nostri occhi ancora prima che fossero cominciate le riprese. […]

Il Paese di Dostoyevsky, Tolstoy, Diaghilev e del Teatro Bolshoi ha attaccato qualche territorio

M.S.: I libri e i film trasformano un Paese da un posto sulla mappa a un fenomeno che provoca empatia da parte degli intellettuali – cioè le persone che formano l’ordine del giorno ai propri governi attraverso i media. Quando è cominciata la guerra, dovuta al fatto che l’Ucraina non si occupava della propria cultura, la posizione degli intellettuali occidentali era questa: il Paese di Dostoyevsky, Tolstoy, Diaghilev e del Teatro Bolshoi ha attaccato qualche territorio. Ho visto questo mentre ero in Francia. Recentemente ho spiegato a un americano che Chornobyl non si trova in Russia, e lui è rimasto molto sorpreso. […]

M.S.: Nella società secolarizzata di oggi la cultura è in un certo senso una sostituzione laica alla religione. Se un Paese non contribuisce con la propria cultura alla noosfera europea, sarebbe strano contare su qualche risposta emotiva. I russi hanno fatto i conti giusti, versando finanziamenti enormi nella promozione della propria arte in Europa. Quindi dobbiamo trattare le esportazioni della cultura come una questione di sicurezza nazionale. Se volete interagire con la classe di intellettuali europei o americani, sicuramente dovete esportare cultura di qualità. Il consumatore occidentale deve sapere che il Paese del buon cinema e della buona letteratura è stato attaccato dall’orda barbarica.

Le foto sono pubblicate per la gentile concessione del progetto The Ukrainians.
Foto: Svitlana Levchenko per The Ukrainians.

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