Abbiamo bisogno di una riformazione continua e non di sfondamenti rivoluzionari – intervista al vescovo greco-cattolico Borys Gudziak. Prima parte

Abbiamo bisogno di una riformazione continua e non di sfondamenti rivoluzionari – intervista al vescovo greco-cattolico Borys Gudziak. Prima parte
08 marzo 2018.

Borys Gudziak, vescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Presidente dell’Università cattolica ucraina e capo della comunità religiosa ucraina in Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo è convinto che oggi l’Ucraina ha bisogno di una riforma dinamica e non di svolte rivoluzionarie. Monsignor Borys è nato negli Stati Uniti, è tornato in Ucraina per contribuire allo sviluppo del Paese. Si è laureato dall’Università di Harvard e dal Pontificio Istituto Orientale in Italia. Ha attivamente assistito all’istituzione e allo sviluppo dell’Università cattolica ucraina (UCU) basatasi a Lviv che è attualmente una delle università ucraine che offre la formazione di qualità più alta. Il media ucraino “Ukrainska Pravda” ha intervistato il Mosignor Gudziak alla vigilia di Natale, l’UCMC pubblica la traduzione del testo abbreviato dell’intervista.

Ukrainska Pravda: L’Università cattolica ucraina è attualmente una delle università più progressiste del Paese e si sta velocemente sviluppando. Quando raggiungerà il livello dell’università di Harvard, Yale e Stanford?

Borys Gudziak: Per quanto riguarda l’essenza della vostra domanda, ci possono essere punti di vista diversi. Io, ad esempio, appartengo a chi non mette Harvard, presso cui ho studiato e che per molti rappresenta uno standard della qualità di formazione, per il modello esclusivo. Secondo me, l’Università cattolica ucraina può e deve offrire qualcosa di diverso.

Presso l’UCU, fin dall’inizio, abbiamo tentato di prendere le distanze da alcune tendenze della modernità che a volte portano all’individualismo estremo. Nella nostra università prevale la voglia di aiutare l’un l’altro e di vedere un’altra persona. La voglia di volgere la competizione nel modo che non ci faccia temere l’un l’altro, e invece di sconfiggere sosteniamo l’un l’altro. Invece di constantemente puntare sugli errori e cercare le occasioni per mettere in alto noi stessi, cerchiamo al contrario di sollevare il nostro prossimo.

È questo l’atteggiamento – quando crediamo e abbiamo fiducia, quando possiamo affidarci e siamo pronti a sostenere, che aiuta a costruire la visione, la persona e la comunità. Questo atteggiamento che tentiamo di sviluppare, va a entrare anche l’ambito degli affari e della politica.

Siamo abituati a percepire l’università come qualcosa che istruisce, che offre conoscenze. Però è molto importante vedere lo studente in modo integrale, ovvero non solo come mente capace di rispondere alle domande, formulare testi e proporre delle idee, mente che può essere programmata. Ma come una persona che ha un cuore, un’anima, una famiglia, problemi, la genitorialità; che ha la propria storia e identità e percepisce l’istruzione e le conoscenze attraverso di esse.

L’università ha l’impegno di preparare questa giovane persona per l’ulteriore vita professionale e personale. Oggi, nel XXI secolo, le università mondiali non sempre si incaricano di questa responsabilità educativa e istruttiva. Certamente le suddette università occupano i primi posti nelle classifiche non a caso, e sta a noi ad imparare assai da loro nei vari aspetti.

Per quanto riguarda il ruolo consultivo, mi fa piacere che il nostro programma delle scienze giuridiche appena istituito già provvede le proprie competenze esperte per la Corte costituzionale ucraina.

La scuola di business di Lviv per molti anni resta un foro nazionale e internazionale per gli incontri e per approfondimenti nelle questioni degli affari.

La scuola di giornalismo, che alcuni considerano la migliore in Ucraina, è una piattaforma di istruzione e discussione per la comunità mediatica ucraina, mentre i propri laureati diventano buoni giornalisti nei media principali.

La facoltà di scienze religiose rappresenta dall’inizio un ambito esperto prima di tutto per la Chiesa greco-cattolica, ma i suoi risultati vengano usati anche da altre chiese. (…)

L’UCU è diventato un leader nella lotta lunga per il riconoscimento statale delle scienze religiose in Ucraina. Grazie ai suoi sforzi sono state riconosciute come disciplina scientifica e sono state aggiunte alla sezione “scienze filosofiche”.

L’istituto di scienze religiose e pedagogia ha dato formazione a circa 1500 “katekhyt” – insegnanti delle basi della fede cristiana, i quali sono presenti in tutte le regioni ucraine.

I rappresentanti della comunità academica – i professori, dirigenti, direttori dei vari istituti di ricerca – nel modo informale fanno i consulenti per il Presidente, i membri del governo e presso i ministeri.

UP: Siamo al quarto anniversario del Maidan, detto anche la Rivoluzione della dignità. Secondo Lei, dopo essere stati sottoposti a tutte queste prove, siamo riusciti a diventare un Paese della dignità?

B.G.: Non dobbiamo cercare risposte univoche, le risposte che misurerebbero questo mistero che si è iniziato quattro anni fa. Lei potrebbe senza pensarci nominare un Paese della dignità? I cambiamenti è un processo, durevole e doloroso. E nessuno promette che sia irrevocabile.

Durante il Maidan nei vari interventi in televisione, sul palco, nei testi ho tentato di incoraggiare la gente verso la tolleranza. Quello accaduto nel 2013, gli avvenimenti drammatici che hanno avuto luogo nel febbraio 2014, così come gli ulteriori sviluppi che sono in corso, sono le tappe ed i processi a parte, a volte gloriosi, a volte penosi.

Potete chiamarmi un ottimista mal informato, ma sono fiducioso del fatto che stiamo camminando avanti. A volte facciamo due passi avanti e uno indietro. A volte camminiamo troppo lentamente e ci perdiamo. A volte seguiamo le guide sbagliate.

Ma lasciare l’eredità dello schiavo, togliere le ferite del totalitarismo è un processo lungo. Vi ricordate dei 40 anni del popolo di Israele nel deserto? Che ci voglia così tanto tempo per arrivare dall’Egitto alla Palestina? Non copriamo i chilometri ma stiamo cambiando noi stessi, stiamo spingendo fuori lo schiavo dentro di noi.

Quando ero più giovane, pensavo che questi processi si potessero fare più velocemente. Visto che attorno c’è tanta pubblicità che dice che tutto andrà molto bene e molto veloce. Come Nescafe (il caffè istantaneo – UCMC): acqua bollente, polverina e subito soddisfazione.

Nelle trasformazioni sociali, le trasformazioni umane, usare tali approcci non è facile. Perlopiù quando va cambiata la società intera – quella traumatizzata dal colonialismo e dalla storia dei genocidi.

Sono dell’opinione che ci siano tante svolte positive. A volte la memoria ci tradisce, ci dimentichiamo da dove partiamo.

Spesso come un esperimento chiedo ai giovani studenti chi sia stato Volodymyr Shcherbytsky e non sanno rispondere (capo del Partito comunista ucraino negli anni ‘70-80 – UCMC). E si tratta di una persona che fu a capo dell’Ucraina per quasi 20 anni! Oggi si trova sulla discarica della storia. Però non significa che il suo impatto, l’impatto del passato totalitario coloniale, non resta nel subcoscio.

La paura che è entrata nel nostro DNA – perché il sistema distruggeva il popolo, lascia in noi un grande sospetto verso tutti i sistemi, scetticismo e sfiducia nei confronti delle istituzioni. Creare la fiducia, sanarne le ferite che ha causato il totalitarismo in modo traumatico, è possibile solo con amore grande, paziente e sfaccettato, con la premura verso il prossimo, tramite l’ascolto.

Sappiamo quanto è difficile per una persona che è stata traumatizzata nell’infanzia, superare questo trauma. La società è un insieme di persone. Ed è un miracolo che il popolo ucraino sia sopravvissuto. Il 18 per cento degli abitanti della terra ucraina sono stati uccisi nella seconda guerra mondiale. Fra i 12 ed i 15 milioni sono morti per cause non naturali tra il 1914 e il 1955.

A Kharkiv nella metà degli anni ’80 non c’era nessuna scuola ucraina. Dal 1917 al 1937, nei primi 20 anni del comunismo, la Chiesa ortodossa fu distrutta per il 90-95 per cento. La Chiesa greco-cattolica fu completamente vietata dal 1946 al 1989.

I vari aspetti della nostra cultura così come le nostre tradizioni erano negate e saccheggiate. Non potevamo neanche rimpiangere le nostre perdite. Come popolo abbiamo appena compreso che cosa sia l’Holodomor e le sue conseguenze.

Nomino tutti questi fatti conosciuti per illustrare meglio quanto complicato sia stato il nostro passato; ora i processi non sono semplici ma ci stiamo muovendo. Penso che non torneremo più alla schiavitù. È un pellegrinaggio dalla paura alla dignità, di cui paghiamo un prezzo alto, ma ne vale la pena.

Ci sono alcune perdite lungo il cammino. Per ora sono perlopiù preoccupato per la questione demografica, in quanto tanta gente attualmente se ne va dall’Ucraina. (…)

È una grande sfida per noi – come nell’epoca dell’individualismo globale restare insieme e sostenersi reciprocamente l’un l’altro lungo questo duro cammino e non facile dalla paura alla dignità? Come raccogliere i nostri – dispersi sia fisicamente che mentalmente? È questa la sfida più grande per me ora.

UP: Perché le autorità ucraine attuali, che di fatto sono entrate nei propri uffici dal Maidan, continuano le pratiche del regime di Yanukovych? Perché non abbiamo superato la corruzione politica?

B.G.: Mi permetta di rispondere a questa domanda da prete. Mi sembra che spesso ci deludiamo perché abbiamo aspettative alte. Gli idealisti o gli utopisti non si rendono bene conto che la persona sia peccaminosa. Cade, sbaglia o semplicemente pecca appositamente.

Oggi è un discorso non politicamente corretto. C’è qualcosa nella persona che le fa ripetere gli stessi peccati ed errori da una generazione all’altra. Qualcosa è socialmente condizionato, altro invece non lo è.

Le nostre autorità, la nostra formazione, medicina e la vita religiosa – sono tutti componenti della nostra società sfacettata che hanno certi denominatori comuni. Sono nati da certi processi storici e non possiamo togliere questa eredità immediatamente.

Ci sono persone formate secondo certi paradigmi, ed è difficile per loro uscirne. Con il cambiamento delle generazioni, tante cose cambiano ma non tutte nello stesso momento. Ad esempio, oggi molti studenti pagano le tangenti perché non vogliono studiare. Anche se, sembra che abbiano tutte le possibilità per pensare e agire diversamente. Comunque ci sono quelli che non pagano, quelli che con il proprio esempio stanno cambiando il sistema, lo sanano.

Bisogna dare uno sguardo più ampio e capire che non tutte le virtù o tutti i peccati appartengono a noi. Tutto il mondo sta lottando contro il populismo e la corruzione politica. Guardate l’élite mondiale. Quale retorica politica c’è oggi in America? Come sta accadendo la decostruzione dell’Unione Europea che ha portato la pace ai Paesi che ancora cent’anni fa hanno avuto una guerra ogni 10 o 25 anni?

Tutti questi esempi dimostrano che è molto facile storpiare e depennare i compimenti positivi. Allo stesso tempo c’è sempre la possibilità di ricostruire, sanare, riformare e muoversi in avanti.

[L’intervista sarà proseguita dalla seconda parte. Seguite i nostri aggiornamenti per scoprirla.]

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