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L’aggressione del Cremlino in Ucraina: il cartellino del prezzo – la ricerca e un dibattito

L’aggressione del Cremlino in Ucraina: il cartellino del prezzo – la ricerca e un dibattito
Kyiv, 12 luglio 2018.

Il prezzo della guerra in Ucraina, così come quello delle perdite materiali subite dal Paese nell’arco degli ultimi quattro anni a seguito dell’annessione illegale della Crimea e dell’occupazione di una parte del Donbas, è un tema poco indagato nell’ambito mediatico, politico ed accademico. La situazione sembra essere tale anche in Ucraina, dato che lo Stato si è prefisso la priorità di ristaurare la sovranità statale sui i territori di cui ha perso il controllo, mentre la questione delle perdite materiali subite dal Paese assume un’importanza secondaria. Comunque non è sorprendente, in quanto il tema delle riparazioni viene di solito preso in considerazione solo dopo la sconfitta dell’aggressore e dopo la cessazione delle azioni militari. Una tale situazione non sembra essere vicina all’Ucraina per il momento. Allo stesso tempo, è ovvio che sia le perdite dirette che quelle indirette che derivano dalle azioni della Russia hanno un impatto sulla situazione economica, sociale e politica nel Paese.

The Eurasia Center dell’Atlantic Council è quasi l’unico centro analitico che regolarmente mette in evidenza il tema delle perdite che l’Ucraina sta subendo a causa della guerra nell’est e dell’annessione illegale della Crimea. Quanto ha perso l’Ucraina a seguito del conflitto e cosa si può fare a tal proposito – sono le domande principali poste nel corso della discussione ospitata presso l’Ukraine Crisis Media Center il mese scorso. Il pretesto per l’evento è stato fornito dalla ricerca di Anders Åslund, economista svedese e ricercatore capo presso l’Atlantic Council, intitolata “L’aggressione del Cremlino in Ucraina: il cartellino del prezzo” (Kremlin Aggression in Ukraine: The Price Tag). La discussione ha visto la partecipazione di diplomatici, economisti, rappresentanti del Ministero degli affari esteri e delle grandi imprese. L’UCMC pubblica i temi principali della discussione. 

Le cifre principali della ricerca dell’Atlantic Council. Le perdite economiche dell’Ucraina dall’annessione illegale della Crimea dalla Russia e dalla guerra in Donbas costituiscono almeno 100 miliardi di dollari, afferma l’autore della ricerca nel testo. Queste perdite però non includono le perdite umanitarie, militari e politiche subite a causa dell’aggressione russa. Inoltre, la ricerca non prende in considerazione le perdite di capitale umano, i pagamenti agli sfollati interni, ecc.

Foto: UCMC. Anders Åslund, autore dello studio “L’aggressione del Cremlino in Ucraina: il cartellino di prezzo”.

La metodologia della ricerca. Da dove viene la cifra di 100 miliardi di dollari? Åslund basa i suoi calcoli sui risultati osservati dall’economista francese Thomas Piketty, secondo la quale il costo generale di tutti gli asset di un Paese qualsiasi dell’UE è quattro volte più grande del suo PIL.

Fino al 2014, la Crimea e la parte occupata del Donbas assieme costituivano il 14 per cento del PIL ucraino. Così, prendendo come base il Pil del 2013 – i 179 miliardi di dolari, il costo delle attività che l’Ucraina ha perso costituisce oltre i 100 miliardi di dollari, fra cui la perdita dei 27 miliardi attinge all’annessione illegale della Crimea e i 73 miliardi – all’occupazione del Donbas, sostiene l’economista.

Inoltre la ricerca evidenzia le perdite più ingenti dell’Ucraina. Secondo l’esperta, nella Crimea esse sono costituite da petrolio e gas. Includono 18 giacimenti di gas nel Mar Nero, il costo approssimativo dei quali è stimato essere 40 miliardi di dollari, basandosi sui prezzi del 2014. Nel sistema bancario l’Ucraina ha perso 1,8 miliardi di dollari delle attività bancarie nella Crimea e 4,4 miliardi di dollari di esse nel Donbas. Inoltre, dopo l’annessione della Crimea, l’Ucraina ha perso 1,4 milioni di ettari di terra il cui costo supera 1,8 miliardi di dollari. Inoltre la Russia ha illegalmente confiscato l’impresa del settore energetico “Krymenergo”, di seguito lo Stato ucraino ha perso un miliardo di dollari. La ricerca di Anders Åslund contiene anche le liste delle aziende catturate dai militanti appoggiati dalla Russia in Donbas e dalla Russia in Crimea.

Le differenze legali fra la Crimea e il Donbas. Le differenze nello status legale della Crimea e del Donbas comportano delle possibilità per il risarcimento diverse fra loro. Un gran numero delle richieste in cui si tratta della violazione dell’accordo bilaterale per la protezione degli investimenti da parte della Russia, sono state sporte alla Corte permanente di arbitrato dell’Aia. Invece, la situazione legale con le richieste di risarcimento dei danni in Donbas dove regna il caos legale totale e in cui la Russia nega la sua presenza, è più complicata.

Come conteggia le perdite il governo ucraino? In una presentazione durante il marzo 2018, il vice capo dell’amministrazione presidenziale Dmytro Shymkiv ha elencato gli esempi di perdite economiche che l’Ucraina aveva subito a seguito dell’aggressione russa. Avendo perso la Crimea, l’Ucraina ha anche perso: il 3,6 per cento del PIL; l’1,5 per cento delle esportazioni; l’80 per cento dei giacimenti del petrolio in mare aperto nel Mar Nero; il 10 per cento dell’infrastruttura portuale incluse quattro mila tonnellate del grano. Inoltre, durante la costruzione del ponte sullo stretto di Kerch da parte russa, alle navi è  stato vietato l’accesso allo stretto. Avendo perso il Donbas l’Ucraina ha perso: il 15 per cento del PIL; il 25 per cento delle capacità industriali; il 23 per cento delle esportazioni delle merci; 100 delle 150 miniere ucraine si sono trovate nei territori occupati causando così le complicazioni alle consegne dell’antracito; attività bancarie pari a 4,3 miliardi di dollari; le attività della ferrovia; ecc.

Il registro delle perdite dell’Ucraina. Al momento tutte le valutazioni rimangono approssimative. Gli esperti sottolineano che il governo ucraino debba creare un registro delle attività perse. In seguito, si dovrebbe valutare realisticamente il loro valore e studiare tutte le opportunità legali per riuscire ad aver risarciti i danni causati dalla Federazione Russa.

Foto: UCMC. Da sinistra a destra: John E. Herbst, direttore dell’Eurasia Center dell’Atlantic Council, ex-Ambasciatore degli Usa in Ucraina; Eugene Czolij, Presidente dell’Ukrainian World Congress; Alan Riley, ricercatore capo nonresident al Global Energy Center presso l’Atlantic Council; Anders Åslund, ricercatore capo presso l’Atlantic Council, autore della ricerca.

Le piccole e medie imprese: che fare? È comprensibile che per i rappresentanti delle grandi imprese è più facile appellarsi ai tribunali internazionali, perché i processi giudiziari richiedono il tempo e le risorse finanziarie per coprire i servizi legali. Qual è la via d’uscita per le piccole e medie imprese? Le aziende ucraine e le persone fisiche che hanno perso le loro attività a seguito dell’aggressione della Russia, dovrebbero presentare le richieste alle corti internazionali. Questo suggerimento è stato espresso da Alan Riley, ricercatore capo nonresident al Global Energy Center presso l’Atlantic Council. Si potrebbe considerare la possibilità di unirsi nei gruppi per presentare le richieste congiunte diminuendo così le spese individuali per i processi legali. “Stiamo incorraggiando le persone fisiche e le aziende ad iniziare ad usare il sistema legale internazionale, chiedendo al Kremlino il risarcimento,” ha detto durante la discussione John E. Herbst, direttore dell’Eurasia Center dell’Atlantic Council, ex-Ambasciatore degli Usa in Ucraina.

La posizione del Ministero degli affari esteri: la restaurazione della sovranità è la priorità assoluta. Se l’Ucraina sta presentando “il conto” per le sue perdite prima che si verifichi la vittoria contro l’aggressore, potrebbe significare che lo Stato ammetta una possibilità circa il “compenso” finanziario in cambio dei territori persi. Così, la Viceministra degli affari esteri dell’Ucraina per l’integrazione europea, Olena Zerkal, ha enfatizzato che non sia stato tempestivo speculare sulle perdite materiali. “Non stiamo parlando di vendere la Crimea. Per noi la Crimea resta parte del territorio dell’Ucraina. Stiamo parlando della protezione degli investitori che hanno illegalmente perso i loro diritti nella Crimea. Per noi è ovvio: il diritto alla proprietà appartiene all’Ucraina, mentre la Russia ha semplicemente usurpato il nostro diritto per regolare la questione,” ha detto Zerkal. Invece proteggere gli investitori nei territori occupati nelle regioni di Donetsk e Luhansk è molto più complicato rispetto alla Crimea, in quanto la Russia non ammette la sua presenza nell’Ucraina dell’est. “La questione si potrebbe risolvere dopo la guerra, come si fa di solito quando c’è un conflitto, quando si svolgono le conferenze o vengono firmati gli accordi,” ha fatto notare la Viceministra Zerkal.

Foto: UCMC. Olena Zerkal, Viceministra degli affari esteri dell’Ucraina per l’integrazione europea.

Le perdite in conto capitale e le perdite correnti: come uscire dalla collisione dei “prezzi”? Secondo Oleksandr Savchenko, economista, ex-direttore della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, in un commento all’agenzia UNIAN ha spiegato come la distinzione fra le perdite in conto capitale e quelle correnti possa aiutare a uscire dalla collisione sul “prezzo” dell’aggressione russa in Crimea e in Donbas. “Ci sono le perdite in conto capitale e quelle in conto corrente,” spiega Savchenko. “Se si vogliono prendere le perdite in conto capitale, bisogna considerare Donbas e Crimea come se fossero territori persi per sempre, valutando così il costo di tutto che si trova lì. Se Anders Åslund sta prendendo questo approccio come base, i numeri sono più o meno corretti. Decisamente si tratta non delle decine di miliardi ma di centinaia,” prosegue l’economista.

Dato che l’Ucraina non può ufficialmente convenire per riconoscere la Crimea e il Donbas come i territori persi per sempre, si può trattare solo del calcolo delle perdite correnti. “Se invece contare le perdite correnti che non riguardano il prezzo della terra o degli immobili che si trovano lì, le cifre saranno un pò diverse. Il settore pubblico dell’economia, come ad esempio, la Banca nazionale, Naftogaz ecc., stanno perdendo due-tre miliardi di dollari all’anno. Le aziende private stanno perdendo tre-cinque miliardi di dollari all’anno. Il danno causato nel corso dei quattro anni dell’aggressione, lo valuto pari a 25-30 miliardi di dollari,” ha spiegato l’economista.

Le conclusioni. Se sono 100 o 300 miliardi di dollari – è ovvio che la questione delle riparazioni può presentarsi attuale solo dopo che si concluderanno le azioni belliche, la Crimea sarà restituita e l’aggressore sarà sconfitto. Invece le grandi e medie imprese possono già iniziare a lottare per il risarcimento dei danni presso i tribunali internazionali.

Purtroppo c’è un’altra statistica delle perdite subite a seguito dell’aggressione del Cremlino in Ucraina, e si tratta di perdite irrevocabili. Più di 10 mila morti, 25 mila feriti, 298 passeggeri – le vittime dell’abbatimento del volo MH17, più di 1,7 milioni degli sfollati interni ecc. Quanti ce ne saranno ancora? Per risarcire queste perdite non basteranno tutti i soldi del mondo.

Lo studio “L’aggressione del Cremlino in Ucraina: il cartellino di prezzo” di Anders Åslund per l’Atlantic Council è disponibile in lingua inglese a questo link.

La foto principale: Ukrinform. La città di Avdiivka nella regione di Donetsk.

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