La Russia attacca nei pressi del Mare d’Azov: il destino dei catturati marinai ucraini

La Russia attacca nei pressi del Mare d’Azov: il destino dei catturati marinai ucraini
02 dicembre 2018.

Il 25 novembre la guardia costiera russa ha sparato contro le navi ucraine nel Mar Nero in acque internazionali e, di seguito, ha catturato le tre navi e i marinai ucraini che erano a bordo. Sei marinai ucraini sono rimasti feriti. Le navi sono state portate nel porto di Kerch, i marinai catturati si trovano anch’essi sulla penisola occupata di Crimea. L’UCMC ha raccolto delle informazioni sul loro destino e ve lo raccontiamo.

Hanno lo status dei prigionieri di guerra. In base alle Convenzioni di Ginevra del 1949 i marinai ucraini catturati il 25 novembre dalla Federazione Russa sono ritenuti prigionieri di guerra. Si tratta di 24 persone incluso i due ufficiali di controspionaggio del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. La maggioranza dei prigionieri sono persone giovani: da 18 a 27 anni. Sono provenienti da diverse regioni ucraine.

I nomi, la lista completa. Il 27 novembre Anton Naumlyuk, giornalista del servizio russo della Radio Liberty ha pubblicato la lista completa delle 24 persone ucraine catturate nel mare dalle forze russe. Tre marinai ucraini si trovano nell’ospedale n.1 a Kerch, dove sono stati sottoposti ad interventi chirurgici.

Le confessioni sotto pressione. Il 26 novembre il Servizio di Sicurezza della Federazione Russa (il FSB) ha pubblicato un video affermando che i tre marinai ucraini – Volodymyr Lisovyi, Ivan Drach e Serhiy Tsybizov avrebbero confessato di aver tentato di attraversare la frontiera russa illegalmente.

Nella registrazione è visibile che i marinai leggano la propria “testimonianza” da un pezzo di carta, descrivendo la rotta delle navi ucraine e ripetendo che “sono entrate nelle acque territoriali della Russia” mentre stavano navigando. Nella foto: Roman Mokryak, il capitano della nave “Berdyansk”.

Il 27-28 novembre il “tribunale” della Simferopoli occupata ha arrestato tutti i 24 catturati marinai ucraini. Il 28 novembre il de facto tribunale delle autorità d’occupazione ha arrestato nove marinai ucraini, incluso un impiegato del 7° direttorato del Direttorato principale del controspionaggio militare del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, primo luogotenente Andriy Drach e il commandante del motoscafo corrazzato ucraino “Nikopol” Bohdan Nebylytsia.

Il 27 novembre il “tribunale” di Simferopoli ha emesso la decisione di arrestare 12 marinai ucraini per due mesi. Inoltre sono state scelte le misure cautelari – l’arresto fino al 25 gennaio, ai tre marinai che sono stati feriti durante l’attacco russo. Sono Andriy Artemenko, Andriy Eider e Vasyl Soroka.

Le autorità russe imputano ai marinai catturati l’attraversamento illegale della frontiera della Federazione Russa. A difendere i marinai saranno otto avvocati tataro-crimeani. Il capitano della nave “Berdyansk” Denys Hrytsenko sarà difeso dall’avvocato russo Nikolai Polozov.

Mentre si stava preparando questo materiale processuale, il 29 novembre sono arrivate le informazioni dagli avvocati dei marinai ucraini che fosse in corso il trasferimento di almeno una parte dei marinai dalla Crimea a Mosca. Foto: nv.ua. Il motoscafo ucraino corazzato d’artiglieria “Berdyansk” danneggiato dal fuoco aperto dalle navi russe.

Il Comandante delle Forze Navali dell’Ucraina Ihor Voronchenko ha enfatizzato che i marinai ucraini catturati sono stati forzati a dare le testimonianze false sotto pressione. “È stato rilasciato un video con i tre marinai che avevano testimoniato sotto pressione psicologica e fisica. Conosco questi marinai della nave “Nikopol”, sono sempre stati dei professionisti onesti. Quello che dicono adesso non è vero,” ha detto il Comandante. Ha aggiunto che due dei marinai catturati sono originari della Crimea, dove vivono i loro genitori. Questo potrebbe diventare un fattore aggiuntivo per esercitare pressione su di loro.

Inoltre il Comandante delle Forze Navali dell’Ucraina Ihor Voronchenko ha scritto una lettera aperta ai marinai catturati. Gli sarà stata passata attraverso i loro avvocati. Citiamo alcuni pasaggi di essa.


“Fratelli d’armi!

Lo so come vi è difficile adesso. Tutti i marinai militari prendono con comprensione le cosidette testimonianze che si sta tentando di ottenere da voi. I metodi nell’uso dai servizi della sicurezza della Federazione Russa non sono un segreto per nessuno. Ne sono stato sottoposto anch’io nel 2014 e so bene com’è essere in cattività e cosa c’è dietro le vostre parole durante un’interrogazione.

Il mio compito più urgente adesso è di farvi tornare a casa. L’Ucraina sta intraprendendo tutti gli sforzi possibili per liberarvi dalla cattività, coinvolta è anche la comunità internazionale. Per farvi liberare lavorano l’Amministrazione del Presidente dell’Ucraina, il Ministero per gli affari esteri, il Ministero per gli affari dei territori temporaneamente occupati, il Commissario parlamentare per i diritti umani, la Croce Rossa, i volontari e i difensori dei diritti umani. Siamo lo stesso equipaggio, una famiglia, lotteremo assieme a voi fino al vostro ritorno a casa (…)”


Il sostegno pubblico ai marinai. In Crimea sono stati raccolti circa 140 mila rubli (più di 1.800 euro) per i bisogni dei marinai ucraini catturati dal FSB. Lo ha affermato un attivista tataro-crimeano Nariman Dzhelyal il 28 novembre. Quando si è venuto a sapere che non fosse stato permesso ai marinai di portare con se i loro effetti personali, la gente ha iniziato a raccogliere il denaro e portare al tribunale cibo,  prodotti per l’igiene personale e vestiti.

Osman Pashayev, giornalista ucraino tataro-crimeano, produttore esecutivo del canale televisivo pubblico ucraino “UA:Krym” (UA:Crimea) ha scritto il 29 novembre: “C’erano 857 le persone che avevano raccolto 324.000 hryvnia (più di 10.000 euro) per i marinai ucraini facendo donazioni alla mia carta bancomat.” Il giornalista aggiunge: “Per quasi cinque anni ero convito che, a parte i tatari crimeani, non ci fosse quasi più nessuno a sostenere l’Ucraina. L’eccezione è testimoniata dalle azioni dell’Arcivescovo Climent e dei suoi parrocchiani. Ieri quando si è presentata la necessità per un aiuto urgente, mi hanno scritto cosi tante persone dalla Crimea con cognomi slavi che sono rimasto sbalordito.”

Leggete come la Russia ha attaccato le navi ucraine, ecco la cronologia dei primi due giorni:

La Russia attacca nei pressi del Mare d’Azov: gli avvenimenti chiave

Quali avvenimenti precedevano l’escalation nei pressi del Mare d’Azov? Scopritelo con il nostro materiale:

L’escalation nel Mare d’Azov: un nuovo fronte dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina?

La foto principale: Kryminform. Serhiy Popov, un marinaio di “Nikopol” – una delle tre navi ucraine catturate dalla Russia nei pressi del Mare d’Azov.

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