{"id":62975,"date":"2016-11-11T15:12:17","date_gmt":"2016-11-11T15:12:17","guid":{"rendered":"http:\/\/uacrisis.org\/?p=49373"},"modified":"2016-11-18T13:26:42","modified_gmt":"2016-11-18T11:26:42","slug":"49373-olena-styajkina-desoccupation","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/uacrisis.org\/it\/49373-olena-styajkina-desoccupation","title":{"rendered":"Olena Styazhkina: Si tratta di deoccupazione, non di reintegrazione, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 stata alcuna disintegrazione"},"content":{"rendered":"<p><em>Olena Styazhkina \u00e8 dottoressa di ricerca in storia, scienziata, scrittrice e giornalista. \u00c8 nata, ha vissuto e lavorato a Donetsk, citt\u00e0 che ha lasciato nel 2014. Continua a insegnare presso l\u2019Universit\u00e0 nazionale di Donetsk, trasferitasi dalla citt\u00e0 occupata a Vinnytsia. Nel corso della discussione \u201cDeoccupazione: come funziona?\u201d, tenutasi presso l\u2019Ukraine Crisis Media Center, Olena Styazhkina ha parlato dei meccanismi di deoccupazione, dell\u2019esperienza europea in questo campo e della necessit\u00e0 di una legge sul collaborazionismo. L\u2019UCMC pubblica il suo discorso con riduzioni minori.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>\u201cEssere un girasole nei campi del Donbas,\u201d come scrive Serhiy Zhadan <em>(scrittore e poeta ucraino \u2013 UCMC)<\/em>, \u201csignifica sapere come vivere e per che cosa si muore\u201d. Se vogliamo germogliare come girasoli nella nostra terra nativa, e non come polvere sugli stivali russi, la deoccupazione \u00e8 un processo che dev\u2019essere svolto correttamente, esattamente, coscientemente e che deve avere luogo oggi.<\/p>\n<p><strong>Dove non ci sono i \u201cGrad\u201d russi non c\u2019\u00e8 n\u00e9 guerra n\u00e9 occupazione<\/strong><\/p>\n<p>La stiamo definendo deoccupazione coscientemente. Capiamo nell\u2019assoluto che il processo della guerra, dell\u2019aggressione russa, ha tanti componenti sul territorio ucraino: quello d\u2019informazione, lo spaccamento di civilizzazione, la tensione antioligarchica, la protesta sociale che \u00e8 stata canalizzata contro l\u2019Ucraina. Ma tutta questa complessit\u00e0 non annulla la cosa principale, il fatto che si tratta di un\u2019aggressione e di un\u2019occupazione. Come dimostra la pratica nei territori liberati, dove non ci sono i \u201cGrad\u201d russi e l\u2019esercito russo, non c\u2019\u00e8 guerra n\u00e9 occupazione. C\u2019\u00e8 tensione, s\u00ec, esistono problemi. Ma non c\u2019\u00e8 guerra n\u00e9 occupazione. Spesso i nostri partner internazionali, ai quali siamo molto grati, e spesso i nostri nemici interni, ai quali siamo altrettanto grati dato che senza il loro aiuto non ci saremmo avvicinati alla questione, usano i diversi soggetti e temi che sottolineano il separatismo che di conseguenza risultano nei tentativi di costruire i progetti di reintegrazione, deseparatizzazione \u2013 simile allo scenario irlandese. Nella realt\u00e0 dei fatti, lo scenario irlandese non esiste e non esisteva. Ma appunto grazie alle forze buone o cattive, grazie alle forze di riscossa che costruiscono il suo concetto politico in base a questo, tra 20 anni potremo ottenere un\u2019Irlanda. Dobbiamo invece tenere l\u2019Ucraina unita. Con tensioni, s\u00ec. Diversa s\u00ec. Buona, gioiosa, interessante, europea, s\u00ec. Cos\u00ec come serve a noi. Non cos\u00ec come serve alle forze scontente e al Cremlino che con il cosiddetto separatismo ci sta costruendo un campo minato per i 20 anni a venire.<\/p>\n<p>Per questo le parole sono importanti. Possiamo parlare di deoccupazione ma non di reintegrazione, perch\u00e9 non ci siamo mai disintegrati. Possiamo parlare di collaborazionisti ma non di separatisti, perch\u00e9 questa idea non esiste, dunque non esiste separatismo. Dobbiamo essere certi di lavorare non sul rinnovamento del Donbas, ma sulla ricoltivazione dell\u2019Ucraina includendo le regioni di Donetsk e di Luhansk.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 bisogno di deoccupazione sul territorio intero dell\u2019Ucraina<\/strong><\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 la deoccupazione e quanto durer\u00e0? La deoccupazione ha una geografia. Il primo strato, la prima dimensione, di deoccupazione \u00e8 l\u2019Ucraina. La decolonizzazione e la deoccupazione della coscienza hanno luogo prima di tutto nella \u201cgrande Ucraina\u201d (l\u2019Ucraina intera). La seconda dimensione di deoccupazione che osserviamo oggi sono i territori liberati e i territori vicini alla linea del fronte. Ci\u00f2 che in questo momento accade laggi\u00f9, la gente che ci lavora, che ci chiamiamo volontari, in realt\u00e0 tutte queste persone sono coloro che praticano la deoccupazione. Sono pratiche che possiamo registrare e ampliare dopo che il confine statale sar\u00e0 sotto il controllo ucraino. Dobbiamo prepararci a un processo che durer\u00e0 a lungo, non avverr\u00e0 di certo nel giro di una giornata. Non dobbiamo temerlo. L\u2019Europa ha esempi propri di processi di deoccupazione i quali si sono dimostrati lunghi.<\/p>\n<p><strong>Ucraina e l\u2019esperienza europea di deoccupazione<\/strong><\/p>\n<p>Non fu certamente veloce l\u2019esperienza della deoccupazione di Belgio, Paesi Bassi e Francia. Tutte queste esperienze oggi sono le nostre. Di sicuro commetteremo i nostri errori. Prendiamo, ad esempio, l\u2019esperienza belga: una popolazione di otto milioni, un\u2019occupazione durata quattro anni con la collaborazione della popolazione. Cos\u2019ha fatto il Belgio: si contavano 400 mila procedimenti giudiziari aperti. C\u2019erano solamente 80 mila sentenze di condanna, tra cui i casi di reclusione 48 mila. Cos\u00ec nella terra belga fu nata la comprensione che le leggi sulla purificazione non sono solamente le leggi perch\u00e9 la societ\u00e0 si purifichi dai collaborazionisti, ma significano anche che la societ\u00e0 deve purificare il nome onesto di coloro che restavano nell\u2019occupazione ed erano i nostri eroi. L\u2019esperienza dei Paesi Bassi \u00e8 quella del restauro di fiducia nelle autorit\u00e0. Pi\u00f9 di 900 sindaci sono rimasti nei territori occupati e collaboravano. Tutti loro sono stati processati. Ogni caso \u00e8 stato considerato separatamente. L\u2019esperienza della Francia \u00e8 completamente diversa. La Francia collaborava attivamente. Quando \u00e8 giunto al potere, de Gaulle disse: \u201cLa Francia si \u00e8 liberata da sola. La Francia ha bisogno di tutti i suoi figli\u201d. Che questo significhi che questa esperienza sia la nostra? No. Ma dobbiamo pensare che cosa possiamo prendere come esempio da questa esperienza. Possiamo considerare anche l\u2019esperienza croata, ma non nel senso di deseparatizzazione, quanto in quello dell\u2019esperienza che sorge da due scenari completamente diversi con i quali si \u00e8 restaurato il potere in questo paese \u2013 a Krajina e a Vukovar. Dobbiamo studiarli, ci sar\u00e0 sicuramente qualcosa che funziona per noi.<\/p>\n<p><strong>Responsabilit\u00e0 per il collaborazionismo nel pacchetto con l\u2019amnistia <\/strong><\/p>\n<p>Per il nostro movimento civile (\u201cDeoccupazione. Ritorno. Formazione\u201d) \u00e8 stato molto importante capire che se non vi \u00e8 (in questi territori) il sistema di formazione ucraino, se non rifaremo la formazione ucraina, non ha senso farli tornare e tornarsene. Quando abbiamo cominciato a disegnare i passi su come avremmo voluto e potuto tornare, fu chiaro che bisognava parlare non solamente con chi \u00e8 partito ma anche con chi \u00e8 rimasto. Le persone che sono rimaste l\u00ec non sono traditori. Tante persone, non vi potete neanche immaginare quante, stanno aspettando l\u2019Ucraina. Ed \u00e8 da l\u00ec, dai territori occupati, che \u00e8 nata l\u2019idea del diritto alla responsabilit\u00e0. L\u2019idea secondo cui vogliamo essere responsabili e non vogliamo essere insozzati per tutta la vita. \u00c8 il diritto per il nome immacolato, onesto. \u00c8 bene che ci sia amnistia, \u00e8 quello che richiedono gli Accordi di Minsk, ma amnistia da cosa e per che cosa? Quindi insieme all\u2019amnistia serve forse anche una legge sul collaborazionismo che tolga la responsabilit\u00e0 da coloro che non sono colpevoli, ma che stabilisca chiaramente la responsabilit\u00e0 non criminale, ma amministrativa e civile per coloro che vanno puniti. \u00c8 un meccanismo difficile di lustrazione (purificazione), ma se adottiamo questo pacchetto di leggi, elimineremo questa macchia, questo marchio. La cosa importante \u00e8 che elimineremo il campo minato del separatismo del Cremlino imposto all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Parleremo di guerra, di vittime di guerra, di bambini di guerra, di riparazioni, di restituzioni, di rinnovamento dell\u2019ordine legale e di colpevole. Questa \u00e8 l\u2019idea dei nostri professori nell\u2019occupazione, che vedono il proprio futuro in Ucraina e che aspettano l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p><em>Il video della discussione in ucraino \u00e8 disponibile <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2oDGW_InocE\">su questo link<\/a>. <\/em><\/p>\n<p><em>Foto: <a href=\"https:\/\/hromadskeradio.org\/\" target=\"_blank\">Hromadske Radio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Olena Styazhkina \u00e8 dottoressa di ricerca in storia, scienziata, scrittrice e giornalista. \u00c8 nata, ha vissuto e lavorato a Donetsk, citt\u00e0 che ha lasciato nel 2014. Continua a insegnare presso l\u2019Universit\u00e0 nazionale di Donetsk, trasferitasi dalla citt\u00e0 occupata a Vinnytsia. 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