{"id":73249,"date":"2017-05-26T11:48:49","date_gmt":"2017-05-26T11:48:49","guid":{"rendered":"http:\/\/uacrisis.org\/?p=56684"},"modified":"2017-05-26T11:51:02","modified_gmt":"2017-05-26T08:51:02","slug":"56684-g-come-galizia-parte-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/uacrisis.org\/it\/56684-g-come-galizia-parte-prima","title":{"rendered":"\u201cG come Galizia\u201d. Un capitolo in anteprima del libro italiano \u201cAbbecedario Ucraino\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAbbecedario Ucraino\u201d \u00e8 un libro dello scrittore e giornalista italiano Massimiliano Di Pasquale che uscir\u00e0 quest\u2019autunno con l\u2019Anfora Edizioni. Di Pasquale \u00e8 autore di alcuni libri sull\u2019Ucraina tra cui un libro di viaggio dal titolo \u201cUcraina terra di confine. Viaggi nell\u2019Europa sconosciuta\u201d pubblicato nel 2012.<\/p>\n<p>In un\u2019<a href=\"https:\/\/uacrisis.org\/it\/45904-m-di-pasquale-intervista\" target=\"_blank\">intervista<\/a> rilasciata all\u2018UCMC nel 2016 l\u2019autore ha spiegato cos\u00ec l\u2019idea del suo nuovo libro: \u201dL\u2019ho concepito come una sorta di Ucraina dalla A alla Z, ma non sar\u00e0 un testo di carattere enciclopedico. L\u2019idea \u00e8 quella di selezionare alcuni voci per spiegare questioni che non sono note in Italia anche a causa della disinformazione. Sar\u00e0 un libro che cercher\u00e0 di raccontare anche gli aspetti pi\u00f9 controversi. Accanto a voci abbastanza sintetiche, come i profili biografici di alcuni personaggi storici, troveranno spazio anche lemmi che raccontano luoghi del Paese con lo stile del reportage. Naturalmente non mancheranno voci un po\u2019 pi\u00f9 politiche. Lo scopo \u2013 come ho gi\u00e0 sottolineato \u2013 \u00e8 far conoscere l\u2019Ucraina agli italiani e soprattutto approfondire e puntualizzare quei temi che sono stati distorti dai media filorussi. Penso alla questione della Crimea come \u2018territorio non ucraino\u2019, alla figura controversa di Bandera demonizzata e strumentalizzata dalla propaganda, prima sovietica, oggi russa. Ci saranno anche ritratti di importanti figure del passato la cui eredit\u00e0 culturale \u00e8 tuttora molto forte come quella dell\u2019etmano Mazepa e del poeta-eroe nazionale Taras Shevchenko,\u201d racconta Di Pasquale.<\/p>\n<p>Per gentile concessione dell\u2019autore, l\u2019UCMC pubblica un capitolo del libro &#8220;G come Galizia&#8221;. Parte prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p><em>Finis terrae<\/em> come l\u2019omonima regione iberica affacciata sull\u2019Atlantico, la Galizia, che per quasi centocinquant\u2019anni, dal 1772 al 1918, \u00e8 stata la provincia pi\u00f9 orientale dell\u2019Impero austriaco, ha sempre esercitato una straordinaria attrazione su scrittori e viaggiatori per il crogiuolo di etnie e culture che vi convivevano in modo sostanzialmente pacifico sotto la Corona asburgica.<\/p>\n<p>Leopold von Sacher-Masoch, che analogamente a Joseph Roth, Bruno Schulz, Gregor von Rezzori, Karl Emil Franzos e tanti altri ha raccontato questo universo dal singolare fascino etnografico, cos\u00ec scriveva in una pagina autobiografica del 1887.<\/p>\n<p>\u201cIn un paese come la Galizia ove da secoli si trovano confessioni e nazionalit\u00e0 tanto diverse, \u00e8 quasi implicito tollerarsi a vicenda. In un territorio nel quale Polacchi, Russi, Piccoli Russi, Romeni, Ebrei, Tedeschi, Armeni, Italiani, Ungheresi, Zingari e Turchi unitariamente convivono e che, per quanto attiene alle religioni, accoglie cattolici greci e romani, ortodossi greci e armeni, lipovani, duchoborziani, ebrei, karaiti, cassidim, luterani, calvinisti, mennoniti, maomettani e pagani, non vi pu\u00f2 essere alcun odio razziale, alcuna persecuzione religiosa e neanche alcun antisemitismo\u201d.<\/p>\n<p>La visione di Sacher-Masoch, sicuramente edulcorata da quel mito asburgico che lo affascin\u00f2 sin da adolescente, se da un lato appare forse troppo idilliaca, dall\u2019altro \u00e8 in grado di restituirci la vivacit\u00e0 di una regione in cui \u2013 come sottoline\u00f2 anche Joseph Roth nel suo reportage <em>Viaggio in Galizia<\/em> \u2013 \u201cvi \u00e8 pi\u00f9 cultura di quanto le sue insufficienti fognature farebbero pensare\u201d.<\/p>\n<p>La Galizia, nonostante sporcizia, povert\u00e0, alcolismo e analfabetismo \u2013 piaghe peraltro comuni a tante zone dell\u2019Europa dell\u2019Ottocento \u2013 era una terra feconda a livello letterario e nella quale i contrasti sociali, talvolta anche aspri, non degenerarono mai.<\/p>\n<p>Solo quando nel 1918 il regno di Galizia e Lodomiria cess\u00f2 di esistere \u2013 la Galizia venne annessa alla Polonia e la Bucovina alla Romania (oggi la maggior parte di questi territori fa parte dell\u2019Ucraina) \u2013, si incrin\u00f2 anche quella straordinaria cultura della tolleranza asburgica che per un secolo e mezzo aveva scongiurato eccidi e violenze.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni pi\u00f9 tardi, con l\u2019avvento della Seconda Guerra Mondiale, si assister\u00e0 infatti alla definitiva distruzione del multiculturalismo di questa regione prima con il genocidio nazista, poi con gli stermini dello stalinismo. Martin Pollack, giornalista e scrittore tedesco che alla Galizia ha dedicato un bellissimo libro, tradotto recentemente anche in Italia, osserva a tal proposito come \u201cnel Ventesimo secolo nessun\u2019altra parte d\u2019Europa \u00e8 stata tormentata dalla Storia pi\u00f9 della Galizia\u201d. \u201cEppure \u2013 scrive ancora Pollack \u2013 questa terra cos\u00ec segnata dalla morte ha sempre avuto una forza d\u2019attrazione straordinaria, che la pervade ancora oggi, ecco, si potrebbe persino dire che da quando la regione \u00e8 scomparsa dalle carte geografiche il suo fascino \u00e8 addirittura aumentato\u201d.<\/p>\n<p>A chiunque abbia visitato questi luoghi non sar\u00e0 sicuramente sfuggita la loro singolare specificit\u00e0. Oltre alle vestigia asburgiche la Galizia si caratterizza infatti per la natura fiera e indipendente dei suoi abitanti e per essere forse l\u2019unica regione dell\u2019Ucraina in cui sia quasi impossibile trovare scampoli di Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Ho ancora nitido il ricordo del mio primo viaggio a Leopoli e nei Carpazi. Era l\u2019estate del 2004, qualche mese pi\u00f9 tardi l\u2019Ucraina avrebbe fatto parlare di s\u00e9 le cronache internazionali per la Rivoluzione Arancione. Quando il treno sul quale viaggiavo, proveniente da Odessa, giunse nel capoluogo galiziano mi trovai immerso in un\u2019atmosfera molto diversa da quella respirata le settimane precedenti in Crimea e a Kharkiv. Trascorsi la prima notte in un villaggio di campagna ospite di un amico, Volodymyr, conosciuto qualche giorno prima su un vecchio torpedone diretto a Odessa. Mi sembr\u00f2 di essere stato catapultato, come d\u2019incanto, indietro di qualche secolo in un mondo in cui la gente vive tuttora in simbiosi con la natura, un mondo dove sopravvivono riti e credenze ancestrali e in cui religione e superstizione finiscono spesso per confondersi.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, camminando con Volodymyr ai bordi della strada principale, una delle poche asfaltate, in direzione del cimitero locale, incontrammo solo qualche mucca, poche persone in bicicletta e contadini su carri trainati da cavalli. Nemmeno l\u2019ombra di un\u2019automobile. Tutto era avvolto in un\u2019atmosfera di quiete quasi irreale.<\/p>\n<p>Durante quel soggiorno in Galizia venni a conoscenza della storia pi\u00f9 recente di questa regione che, grazie anche alla politica culturale liberale degli austriaci verso i \u201cruteni\u201d (cos\u00ec venivano chiamati gli ucraini in passato), assunse il ruolo di \u201cPiemonte ucraino\u201d, diventando il centro del movimento nazionale e contribuendo all\u2019indipendenza del Paese.<\/p>\n<p>Fu Lilya, una giornalista di Ternopil incontrata in una guest house di Yaremche, a parlarmi per la prima volta di Stepan Bandera, Ivan Franko, Mykhailo Hrushevsky e di altri personaggi storici legati a queste terre e alla lotta per l\u2019autonomia da Mosca e da Varsavia.<\/p>\n<p>Molti dei nomi menzionati da Lilya nel corso delle nostre chiacchierate serali, allietate da freschi boccali di Lvivske, l\u2019ottima lager prodotta a Leopoli, ricorrono spesso nel reportage di Martin Pollack, <em>Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa<\/em>.<\/p>\n<p>Il libro del giornalista e scrittore tedesco, uscito in Italia a ben sedici anni dalla sua pubblicazione in Germania, \u00e8 un testo fondamentale per conoscere una terra che per ironia della storia \u201cha risvegliato l\u2019interesse degli occidentali a partire dalla sua distruzione\u201d.<\/p>\n<p>Il reportage di Pollack \u00e8 \u201cun viaggio immaginario attraverso una regione scomparsa\u201d che si svolge intorno al 1900, epoca a cui risalgono i brani tratti dalle opere degli autori di Galizia e Bucovina che hanno fatto di queste zone \u201cun luogo letterario indimenticabile, in cui, al di l\u00e0 di tutti gli eccidi e i conflitti, si era giunti a una feconda interazione tra popoli e culture\u201d.<\/p>\n<p>Il lungo tour inizia a Tarn\u00f3w, citt\u00e0 polacca della Galizia occidentale, che Pollack immagina di raggiungere in treno su un convoglio della Carl Ludwig-Bahn, la ferrovia che prendeva il nome da Carlo Ludovico, fratello minore dell\u2019imperatore Francesco Giuseppe. La tratta che da Cracovia, passando per Tarn\u00f3w, Przemy\u015bl, Leopoli e Ternopil, giungeva fino alla frontiera russa, era usata di frequente da Karl Emil Franzos, un poeta e giornalista ebreo di Chortkiv, una cittadina polacco-ruteno-ebraica sul fiume Siret.<\/p>\n<p>Di Franzos, i cui racconti accompagneranno il peregrinare letterario di Pollack anche a Verkhovyna e a Chernivtsi, l\u2019autore tedesco narra un singolare aneddoto accaduto a Przemy\u015bl.<\/p>\n<p>Nel libro Aus Halb-Asien, il giornalista ebreo, descrivendo lo squallore della maggior parte dei ristoranti di Przemy\u015bl, menzion\u00f2 quello della stazione ferroviaria dove gli fu servita la pi\u00f9 strana cotoletta di vitello che avesse mai visto.<\/p>\n<p>\u201cEra una cotoletta di vitello ripiena, ovvero ci trovai: un chiodo molto arrugginito, una molla d\u2019acciaio e un ciuffo di capelli\u201d. L\u2019oste schernito sped\u00ec una lunga replica al noto giornale locale \u2018Przemy\u015blanin\u2019 rigettando tutte le accuse di Franzos definendolo un libellista antipolacco. La lettera fu regolarmente pubblicata, ma l\u2019ingiuriosa nota sulla \u201ccotoletta di vitello ripiena\u201d al ristorante della stazione di Przemy\u015bl non fu eliminata nelle edizioni successive delle opere dello scrittore ebreo.<\/p>\n<p>Prima di giungere a Drohobych, luogo che diede i natali a Bruno Schulz, scrittore e illustratore ebreo di lingua polacca, che Isaac Singer in una celebre intervista a Philip Roth defin\u00ec pi\u00f9 bravo di Frank Kafka, il tour immaginario di Pollack fa tappa a Dobromyl e Sambir, localit\u00e0 oggi in territorio ucraino.<\/p>\n<p>Dobromyl, piccola citt\u00e0 a soli cinque chilometri dal confine polacco, era agli inizi del secolo scorso un tipico villaggio ebraico. Pi\u00f9 della met\u00e0 dei suoi quattromila abitanti erano ebrei nonostante secondo gli uffici anagrafici austriaci costoro non rappresentassero una nazionalit\u00e0 a se stante poich\u00e9 questa si definiva in base alla lingua parlata. La stragrande maggioranza di essi parlava yiddish ma, ricorda Pollack, \u201cquesto non bastava per considerarla una lingua di cui valesse la pena occuparsi in una statistica\u201d. Anche gli ebrei assimilati si riferivano raramente a tale idioma come a una lingua vera e propria.<\/p>\n<p>\u201cIn tal modo gli ebrei galiziani vennero conteggiati dalla burocrazia austriaca come polacchi, tedeschi o, pi\u00f9 di rado, ruteni, un errore che non sembrava disturbare particolarmente neppure i diretti interessati: avevano altro a cui pensare\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019altro, cui allude Pollack, \u00e8 ovviamente la quotidiana lotta contro l\u2019indigenza.<\/p>\n<p>\u201cLa vita degli ebrei in Galizia era indicibilmente misera. Gall-izia, era abituato a dire Reuben Mehler, un piccolo artigiano di Dobromyl, la Gall-izia si chiama cos\u00ec perch\u00e9 qui la vita \u00e8 molto dolorosa. Dolorosa come una galla\u201d.<\/p>\n<p>Per sfuggire a questa condizione miserevole molti cercarono fortuna in America. Tra questi anche il figlio di Mehler che una volta giunto negli Stati Uniti anglicizz\u00f2 il suo cognome in Miller.<\/p>\n<p>Saul Miller, il nipote del vecchio Reuben, raccont\u00f2 la storia della sua famiglia in un bel libro intitolato <em>Dobromil. Life in a Galician Shtetl 1890-1907<\/em>. Voleva che i propri figli conoscessero com\u2019era dura la vita in uno <em>shtetl<\/em> ebraico della Galizia in cui tutto ruotava intorno al sostentamento, il <em>parnose<\/em> cos\u00ec difficile da procacciarsi.<\/p>\n<p>Dagli appunti autobiografici del critico letterario Artur Sandauer, nato a Sambir nel 1913, Pollack apprende come la cittadina, che ai primi del Novecento contava diciassettemila abitanti, principalmente di origine polacca, fosse divisa in aree diversissime tra loro come Ringplatz, il quartiere borghese con le sue ville e i licei, Torgovytsya, il rione che confinava dal lato del fiume Mlynivka con il ghetto pi\u00f9 profondo e Blic, il sobborgo sulle rive del Dnistr in cui gli ebrei praticanti vivevano come nello shtetl in osservanza delle leggi tradizionali.<\/p>\n<p>Proseguendo oltre Sambir, la Transversalbahn, la Ferrovia trasversale, con cui Pollack compie il suo viaggio immaginario nelle terre pi\u00f9 orientali della Cacania \u2013 con questo nome fittizio Robert Musil chiama l\u2019impero austroungarico nel suo capolavoro L\u2019uomo senza qualit\u00e0 \u2013, giunge fino a Drohobych.<\/p>\n<p>Le pagine che Pollack dedica alla Pennsylvania della Galizia, cos\u00ec detta per lo straordinario sviluppo che qui conobbe a fine Ottocento l\u2019industria petrolifera, sono tra le pi\u00f9 interessanti del libro. Soprattutto perch\u00e9 la Drohobych attuale \u00e8 molto diversa da quella descritta dallo scrittore tedesco sulla scorta delle notizie tratte dal settimanale \u201cTygodnik Samborsko-Drohobycky\u201dnel 1900 e dalle pagine di Saul Raphael Landau, J\u00f3zef Rogosz e Artur Gruszecki.<\/p>\n<p>Il fervore industriale legato al petrolio, che animava il centro galiziano a met\u00e0 dell\u2019Ottocento quando ingegneri statunitensi portarono qui le prime torri di trivellazione che utilizzavano la \u201cperforazione ad asta con metodo canadese\u201d sperimentate con successo in Pennsylvania, \u00e8 pressoch\u00e9 scomparso.<\/p>\n<p>Quando nel 2009 giunsi a Drohobych a bordo di una marshrutka sulla quale ero salito alla stazione ferroviaria di Leopoli, non trovai il luogo sudicio popolato da \u201cvetturini imbroglioni\u201d e da \u201ccommercianti primitivi\u201d descritto da Alfred D\u00f6blin nel suo viaggio in Polonia del 1924, bens\u00ec una citt\u00e0 sicuramente povera ma dignitosa.<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche che contraddistingue la Galizia attuale, e pi\u00f9 in generale l\u2019Ucraina, \u00e8 indubbiamente la grande dignit\u00e0 del suo popolo. Nel corso della mia visita a Drohobych non vidi alcun mendicante, come era successo ottantacinque anni prima all\u2019autore di <em>Berlin-Alexanderplatz<\/em>, ma tante persone, principalmente donne, occupate a sbarcare il lunario al mercato locale vendendo miele, latte, formaggi, lamponi, fragole, mirtilli, funghi, pomodori, melanzane, cavoli, peperoni.<\/p>\n<p>I colori e gli odori del Tsentralny Rynok di Drohobych mi trasmisero un senso di vitalit\u00e0 e di operosit\u00e0 ma non potei esimermi dall\u2019osservare come quelle tracce di Galizia povera e rurale fossero difficilmente riscontrabili, qualche chilometro pi\u00f9 a ovest, nella Galizia oggi in territorio polacco.<\/p>\n<p>Questa terra, tra le pi\u00f9 martoriate nel Novecento, avrebbe potuto conoscere sicuramente una sorte migliore se, per un accidente della storia, non fosse stata inglobata nel dopoguerra nell\u2019URSS.<\/p>\n<p>I funzionari di Mosca, detestati dalla stragrande maggioranza della popolazione, abituata a monarchi illuminati e rispettosi delle identit\u00e0 culturali come Francesco Giuseppe I che conosceva polacco e ruteno, pensarono quasi esclusivamente a reprimere ogni forma di dissenso. Ciononostante non riuscirono mai a russificare questa regione. Oksana Zabuzhko, scrittrice ucraina originaria di Lutsk, Volinia, nel suo monumentale romanzo storico <em>The Museum of Abandoned Secrets<\/em>, sostiene che furono proprio i comitati di autodifesa dei partigiani ucraini della Galizia nel dopoguerra a impedire al regime sovietico di perpetrare una strategia genocidaria nell\u2019Ovest del Paese, come quella che si ebbe nel 1932-1933 con il Holodomor, che avrebbe distrutto l\u2019Ucraina per sempre.<\/p>\n<p>Parlando di Drohobych \u00e8 impossibile non citare il suo cittadino pi\u00f9 illustre: Bruno Schulz. Anche Pollack \u2013 prima di proseguire il suo viaggio alla volta di Nahuyevitsi, villaggio ove nacque Ivan Franko, importante intellettuale ucraino di fine Ottocento \u2013 tributa il suo personale omaggio all\u2019autore de <em>Le botteghe color cannella<\/em> introducendoci nel suo magico mondo letterario.<\/p>\n<p>I racconti di Schulz, osserva lo scrittore tedesco, sono \u201cframmenti di un\u2019autobiografia grottesca-fantastica, in cui l\u2019autore ci guida attraverso i paesaggi irrecuperabilmente perduti della sua infanzia, che mitizza, ma al tempo stesso ritrae con precisione\u201d.<\/p>\n<p>Schulz, che proveniva da una famiglia ebraica assimilata \u2013 \u2018polacco di religione mosaica\u2019 amava definirsi suo padre Jakub \u2013 pone al centro del suo immaginario letterario proprio Drohobych.<\/p>\n<p>Artur Sandauer, che lo conobbe quando era un giovane critico, nella prefazione all\u2019edizione polacca dei racconti, evidenzi\u00f2 che Schulz non si era mai allontanato dall\u2019ambito tematico dell\u2019infanzia in una piccola citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cSebbene avesse studiato per due anni all\u2019Accademia di belle arti di Vienna, soggiornasse spesso a Leopoli e una volta avesse persino fatto un viaggio a Parigi, non riusc\u00ec mai a liberarsi dal sortilegio di quella provincia, con le sue strade vuote e le sue ore vuote, con i mucchi di spazzatura e le ville cresciute a dismisura\u201d (Sandauer).<\/p>\n<p>L\u2019ostinazione a non voler lasciare il luogo in cui era nato gli fu fatale.<\/p>\n<p>Nonostante alcuni amici di Varsavia avessero cercato di farlo scappare dalla Galizia, occupata a partire dal 1941 dalle truppe naziste, che di l\u00ec a poco avrebbero iniziato un giro di vite sulla popolazione ebraica, Schulz prefer\u00ec rimanere a Drohobych dove mor\u00ec il 19 novembre 1942 assassinato da Karl Gunther, un funzionario della Gestapo durante un rastrellamento.<\/p>\n<p><em>[Il testo sar\u00e0 proseguito dalla seconda parte. Seguite i nostri aggiornamenti per scoprirla.]<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #333333;\">Per ulteriori informazioni sull\u2019autore e per conoscere meglio alcuni suoi testi, visita il <a href=\"https:\/\/massimilianodipasquale.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">blog<\/a> di Massimiliano Di Pasquale.<\/span><\/p>\n<p>Foto: <span style=\"color: #333333;\">Massimiliano Di Pasquale, Lviv<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAbbecedario Ucraino\u201d \u00e8 un libro dello scrittore e giornalista italiano Massimiliano Di Pasquale che uscir\u00e0 quest\u2019autunno con l\u2019Anfora Edizioni. Di Pasquale \u00e8 autore di alcuni libri sull\u2019Ucraina tra cui un libro di viaggio dal titolo \u201cUcraina terra di confine. Viaggi nell\u2019Europa sconosciuta\u201d pubblicato nel 2012. 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