La Russia crea una vasta rete di strutture per rieducare i bambini ucraini, rivela un’indagine di Yale. La Russia impiega una rete su vasta scala di almeno 210 strutture per rieducare e militarizzare i bambini ucraini sottratti al loro Paese. Lo rivela un rapporto dello Humanitarian research lab (laboratorio di ricerca umanitaria, o Hrl) della Yale School of Public Health (Scuola della sanità pubblica di Yale) pubblicato il 16 settembre e intitolato “I bambini ucraini rapiti. Nel cuore della rete russa di rieducazione e militarizzazione”. L’indagine ha identificato diversi tipi di tali strutture, che vanno dai campi estivi e sanatori a una base militare e, in un caso, un monastero. Tra queste, almeno 156 luoghi figurano nella lista per la prima volta.
Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel 2022, i bambini ucraini sono stati portati in questi campi e sottoposti a programmi che includono indottrinamento patriottico, esercitazioni di combattimento, addestramento per paracadutisti e persino corsi su come assemblare droni per le forze armate russe.
L’inchiesta rivela anche “le scoperte che non erano disponibili in precedenza [e che fanno luce] sull’obiettivo, sulla portata e sulla sostanza di questi programmi per la rieducazione e la militarizzazione [dei bambini] che in molti casi sono gestiti direttamente dal governo russo,” si legge nel rapporto.
I ricercatori si sono rivolti a dati aperti, notizie, documenti statali russi e immagini satellitari. Quasi un quarto dei luoghi presenta segni di espansione, suggerendo che la Russia si prepara ad accogliere più bambini, e almeno altri due campi sono in costruzione. La rete si estende dal Mar Nero, attraverso la Siberia fino alla costa orientale del Pacifico per oltre 5.600 chilometri e 59 regioni della Russia e dei territori ucraini temporaneamente occupati.
Una raffineria di Volgograd ferma la lavorazione del petrolio dopo attacchi con droni. Nella notte del 18 settembre, le Forze per le operazioni speciali delle Forze Armate ucraine hanno colpito una raffineria di petrolio a Volgograd. A seguito dell’attacco, l’impianto ha interrotto le operazioni, si legge nel messaggio diffuso dall’agenzia lo stesso giorno.
La raffineria di Volgograd è il più grande produttore di carburanti e lubrificanti nel distretto federale meridionale russo. Ha una capacità di produzione di 15,7 milioni di tonnellate all’anno e rappresenta il 5,6 per cento della lavorazione complessiva delle raffinerie russe. L’impianto rifornisce anche l’esercito russo, affermano le Forze per le operazioni speciali ucraine.
Secondo i calcoli pubblicati dall’agenzia Reuters il 25 agosto, gli attacchi ucraini a 10 impianti hanno interrotto almeno il 17 per cento della capacità di raffinazione della Russia, pari a 1,1 milioni di barili al giorno.
Le truppe ucraine contrattaccano in direzione di Dobropillya nella regione di Donetsk. Le forze ucraine hanno riconquistato 160 chilometri quadrati del territorio, inclusi sette villaggi, nel corso di un’operazione controffensiva vicino a Dobropillya, nella regione di Donetsk. Lo ha riferito il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyi il 18 settembre dopo aver visitato al fronte le truppe ucraine che partecipano alle manovre controffensive nella direzione di Dobropillya.
“Passo dopo passo, i militari liberano la nostra terra. Dall’inizio dell’operazione [hanno già ricatturato] 160 chilometri quadrati e sette città e villaggi, e hanno spazzato via le forze di occupazione [russe] da più di 170 chilometri quadrati e da nove città e villaggi. Quasi centinaia [di truppe russe] sono state fatte prigioniere. Solo nelle settimane recenti, i russi hanno già perso migliaia di soldati uccisi e feriti”, ha detto Zelenskyi.
Perché questa non è una “guerra in Ucraina”? Perché è sbagliato definire la guerra della Russia contro l’Ucraina come “guerra in Ucraina”? Quali sono gli obiettivi dell’aggressore e come concernono l’Europa? Una conversazione tra Volodymyr Yermolenko, filosofo, scrittore, caporedattore del sito UkraineWorld.org, presidente di Pen Ucraina e Tetyana Ogarkova, accademica e giornalista, capo del dipartimento internazionale dell’Ukraine Crisis Media Center. Un episodio del podcast “L’Ukraine, face à la guerre” (L’Ucraina: di fronte alla guerra) è disponibile in lingua francese a questo link.
Foto: x.com/r_stefanchuk. Il Parlamento europeo apre un ufficio di rappresentanza permanente a Kyiv. Lo ha annunciato la presidente dell’istituzione, Roberta Metsola, nel suo discorso ai parlamentari ucraini durante la visita a Kyiv il 17 settembre.
