“Chornobyl”: cos’è vero e cos’è la finzione nella miniserie in onda sugli schermi

“Chornobyl”: cos’è vero e cos’è la finzione nella miniserie in onda sugli schermi
18 giugno 2019.

La miniserie di finzione “Chernobyl” (Chornobyl) prodotta da HBO, che narra una delle catastrofi più grandi provocate dall’uomo, è diventata un vero successo apprezzato internazionalmente sia dal pubblico che dai critici. Inoltre la miniserie ha scatenato accese discussioni su quanto, precisamente, il film sia fedele alla verità storica e ai dettagli del disastro. In Ucraina, la miniserie ha avuto un’attenzione particolare in quanto molti ucraini hanno ricordi personali della catastrofe. UCMC ha fatto un tentativo di stabilire quali elementi nel film corrispondono al vero e quanti alla finzione.

Le fonti a cui ci siamo rivolti per valutare quanto il film corrisponda agli eventi sono le testimonianze recenti di due testimoni del disastro, i libri e i documentari dedicati alla tragedia di Chornobyl.

I testimoni sono Oleksiy Breus e Borys Stoliarchuk. Nel 1986, quando accadde il disastro, Breus era un ingegnere esperto per la gestione del reattore nel blocco n.4 della centrale nucleare. Ha incontrato e ha parlato con gli impiegati della centrale che sono diventati protagonisti della miniserie “Chornobyl”. Nel corso del disastro, Breus fu esposto alle radiazioni (che corrispondono a 120 rem, mentre lo standard sovietico era cinque rem all’anno), dopodiché i medici gli hanno proibito di lavorare nei posti esposti alle radiazioni. Oleksiy Breus ha lavorato come giornalista, attualmente ha 60 anni e vive a Kyiv. Ha rilasciato un’intervista al servizio ucraino della BBC.
Foto: rozmova.wordpress.com. Oleksiy Breus a Prypiat, l’anno 1982.

Un’altra testimonianza importante è quella dell’ingegnere esperto per la gestione del reattore Borys Stoliarchuk. Si trovava alla struttura di comando del reattore nel blocco n.4 durante il turno di notte il 26 aprile 1986, fu quindi un testimone diretto dell’esplosione. Stoliarchuk è una delle poche persone sopravvissute che furono presenti nell’epicentro della tragedia. Stoliarchuk ha parlato con la giornalista Sonia Koshkina per il progetto KishkiNa nel novembre 2018.

I libri che abbiamo usato come fonti sono “Chornobyl: La storia di una tragedia” (“Chernobyl: History of a Tragedy”) di Serhii Plokhy, professore della storia ucraina e direttore dell’Istituto ucraino per la ricerca presso l’Università di Harvard (Ukrainian Research Institute at the Harvard University) negli Stati Uniti. Nel 2018 il libro si è aggiudicato il prestigioso premio britannico Baillie Gifford Prize. Ci siamo inoltre riferiti a “La Preghiera di Chornobyl” (“Chernobyl Prayer”) di Svetlana Alexievich, vincitrice del Nobel nel 2015.

Il suicidio di Legasov e le cassette nella spazzatura – la miniserie ha esagerato

Nelle scene d’apertura del film l’accademico Valeriy Legasov, una delle figure chiave nel liquidare le conseguenze del disastro di Chornobyl, registra sui nastri magnetici la testimonianza dell’accaduto. Li porta via da casa in un bidone della spazzatura e li nasconde dietro le griglie di ventilazione in un vicolo. È sotto la sorveglianza di un agente del KGB (il Comitato per la sicurezza statale) seduto in un’auto. Tornato a casa, Legasov dà da mangiare al suo gatto e va nella sua stanza. Nella scena successiva vediamo i suoi piedi penzolare sopra il suolo.

La storia reale è diversa. Valeriy Legasov si suicidò veramente, però lasciò le cassette senza nasconderle dietro la griglia di ventilazione. Inoltre questo suo tentativo di suicidarsi non fu il primo. Nel 1987 l’accademico tentò di togliersi la vita prendendo la dose letale del sonnifero, ma i dottori lo salvarano. I motivi dietro al suicidio furono complessi – Legasov diventò un eroe nel mondo occidentale grazie alla sua relazione onesta sulla catastrofe nella centrale nucleare di Chornobyl. Comunque cadde nel disfavore delle autorità sovietiche: non ottenne il premio – la stella dell’Eroe della URSS, anche se la sua candidatura era già stata presentata per la premiazione. Inoltre, sei mesi dopo il disastro nucleare i colleghi misero in dubbio il metodo, da lui suggerito, per estinguere l’incendio al reattore. Secondo l’opinione dello storico Serhii Plokhy espresso nel suo libro “Chornobyl: La storia di una tragedia”, i motivi principali per il suo suicidio furono il duro colpo alla sua autostima e il fatto che i suoi colleghi non avessero accettato i suoi progetti volti a rafforzare la sicurezza dei reattori nucleari. Foto: HBO, un fotogramma dalla miniserie “Chornobyl”. L’accademico Valeriy Legasov.

Il disastro e gli effetti delle radiazioni sul personale della centrale

L’esposizione alle radiazioni, la pelle rossa, le ustioni prodotte dalle radiazioni, le ustioni con il vapore – tutto questo è stato già discusso ma non è mai stato mostrato in modo così esplicito, afferma l’ingegnere Oleksiy Breus.

“Quel giorno vidi Akimov e Toptunov. (…) Si vedeva che si sentivano molto male, erano molto pallidi, Toptunov era letteralmente bianco in viso. Si diceva che, più tardi in ospedale, la sua pelle fosse diventata nera. Vidi anche gli altri colleghi che avevano lavorato di notte, molto rossi,” prosegue Breus.

“Nel film c’è un episodio in cui una persona torna dopo aver stato vicino al reattore – fra i suoi abiti diventano evidenti le macchie rosse. Mi è difficile dire se le ustioni prodotte dalle radiazioni si sviluppino così velocemente,” racconta l’ingegnere – testimone. “Comunque chi vidi rosso, in seguito semplicemente morì,” spiega Oleksiy Breus.

Il primo giorno dopo la catastrofe nella centrale nucleare di Chornobyl furono ospedalizzate 126 persone, scrive Serhii Plokhy nel suo libro. Il film trasmette in dettaglio la metamorfosi ulteriore dei liquidatori esposti alle radiazioni incluso il periodo “invisibile”, durante il quale le ustioni passano e sembra che i pazienti guariscano.

I pompieri: le prime vittime di Chornobyl

La notte del disastro i pompieri e gli addetti alla centrale estinguevano il fuoco nei vari posti. La storia del pompiere Vasyl Ihnatenko e di sua moglie Liudmyla nel film è trasmessa con la massima completezza. Svetlana Alexievich nel suo libro “La Preghiera di Chornobyl” cita la testimonianza di Liudmyla che racconta la notte del 26 aprile, il viaggio all’ospedale di Mosca in cui lei, incinta, accompagnò il marito, la morte del bambino dopo il parto.

Anche la scena dei funerali delle persone che persero la vita durante le prime due settimane dopo la catastrofe corrisponde al vero – furono sepolti in due bare: una di legno e l’altra di piombo, la tomba fu inoltre coperta dal calcestruzzo.

Allo stesso tempo, la miniserie illustra l’incendio in modo impreciso. Oleksiy Breus racconta: “L’incendio al tetto è un mito. Non c’era, lo affermano i pompieri e gli addetti che erano lì.”

“Vi furono vari epicentri locali del fuoco che furono estinti velocemente. Sul tetto furono posizionati i pompieri che versavano l’acqua verso il reattore distrutto e rovente con le manichette antincendio. Visto che normalmente le pompe portano al reattore 48 mila tonnellate dell’acqua all’ora, quello che i pompieri versavano con le manichette antincendio, probabilmente evaporò prima di essere arrivato sul fuoco. Comunque fu il compito assegnato loro, furono messi lì e estinguevano l’incendio sul reattore,” continua Breus.

“È quello che ha causato la loro morte. Morirono cinque vigili del fuoco del corpo della città di Prypiat fra cui anche Vasyl Ihnatenko. Il sesto vigile del fuoco morto fu Volodymyr Pravik, capo della guardia del corpo dei vigili del fuoco della centrale nucleare di Chornobyl. (…) Senza tentare di annientare il loro eroismo, c’è una domanda che resta: fu quello il modo per estinguere il fuoco sul reattore?” riassume Oleksiy Breus. Foto: Getty Images/BBC. I liquidatori prima di salire sul tetto del blocco n.4 della centrale nucleare di Chornobyl.

I sommozzatori: coloro che hanno prevenuto la catastrofe più grande

Nella serie tv i presidenti della commissione per la liquidazione delle conseguenze della catastrofe, professori Legasov e Scerbyna cercano i volontari pronti a scendere sotto il reattore e far uscire l’acqua accumulatasi lì. Il film lo presenta come la ricerca dei volontari che “sarebbero morti” in una settimana a causa degli effetti delle radiazioni. Nella vita reale Oleksiy Ananenko, Valeriy Bespalov e Borys Baranov che adempierono al compito e sono conosciuti come “sommozzatori di Chornobyl” sono sopravvissuti al disastro. Baranov è morto nel 2005, mentre gli altri due sono ancora vivi.

Oleksiy Breus racconta: “L’incontro descritto nel film in cui erano ricercati i volontari non ebbe mai luogo. Queste azioni furono pianificate in anticipo. La decisione di rimuovere l’acqua da sotto il reattore provenne dall’alto verso il basso, il compito fu poi dato alla commissione del governo che di seguito lo delegò alle autorità della centrale, loro – al turno di Ananneko, Bespalov e Baranov. (…) Non furono volontari, il che non annulla per niente il loro eroismo. Non ebbero né autorespiratori, né batiscafi. Indossarono delle mute subacquee e agirono con le teste scoperte.”

“Certamente, i livelli delle radiazioni furono alti – più alti di quelli normali ma non catastrofici, non subirono la malattia acuta da radiazione,” continua Breus.

Anatoliy Diatlov: il male meno grande di quanto descritto nella miniserie

Anatoliy Diatlov è mostrato nella serie tv come un personaggio negativo in assoluto. Il suo obiettivo è sperimentare un arresto di emergenza del reattore e anche soddisfare le ambizioni personali. Nel film Diatlov dà la colpa della deflagrazione all’esplosione del bacino di raffreddamento, la direzione della centrale sostiene la stessa versione chiedendo di fornire l’acqua per raffreddare il cuore del reattore.

In realtà, come spiega Serhii Plokhy nel suo libro, Diatlov non insistette sul fatto che fosse esploso il bacino di raffreddamento. Nell’intervista l’ingegnere Borys Stoliarchuk dice di essere convinto che la tragedia è stata causata non dalle azioni del personale ma dalle imperfezioni nella composizione del reattore. Inoltre sostiene che Diatlov e i suoi colleghi siano stati processati e nominati responsabili ingiustamente. Foto: HBO, un fotogramma dalla miniserie “Chornobyl”. Anatoliy Diatlov.

“Il film trasmette perfettamente l’atmosfera e le emozioni del personale e delle autorità. Nessuno sapeva veramente che fare. Né noi – addetti, né la direzione della centrale, gli impiegati o Gorbachov – nessuno lo sapeva, dato che non era mai successo prima. Com’è normale per una situazione eccezionale, ci volle del tempo per scoprire cos’era successo e come fare,” dice Oleksiy Breus.

“Credo che Diatlov, che fu a capo delle sperimentazioni quella notte del 26 aprile nel blocco n.4 è diventato l’antieroe principale nella serie tv perché così lo videro molti addetti della centrale, operatori subordinati a lui, specie nei primi momenti dopo il disastro. Ma fu un’opinione formatasi in fretta, che in fretta cambiò.

È vero che fu una persona severa, il personale ebbe paura di lui, la sua apparizione nel blocco creava un’atmosfera tesa. Comunque Diatlov fu un esperto di alta qualificazione e il disastro fu causato non dal suo stile autoritario ma dalle imperfezioni del reattore,” racconta Breus.

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La miniserie “Chornobyl” contiene delle imprecisioni, allo stesso tempo i sceneggiatori hanno posto tanta attenzione sui particolari, costruendo con esattezza fotografica il lato visivo del film. La miniserie non è caratterizzata da precisione documentaristica, ma comunque è stata prodotta con grande rispetto per le vittime della tragedia e per la dimensione umana. Inoltre, la miniserie ha causato una nuova ondata d’interesse per le testimonianze documentaristiche e i materiali storici relativi alla tragedia.

La foto principale: Sky UK Ltd/HBO. Un fotogramma dalla miniserie “Chornobyl”.

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