L’omicidio del giornalista Pavlo Sheremet: perché la svolta nelle indagini non convince la società?

L’omicidio del giornalista Pavlo Sheremet: perché la svolta nelle indagini non convince la società?
14 gennaio 2020.

Il giornalista Pavlo Sheremet è stato ucciso a Kyiv dall’esplosione di una bomba nella sua auto, il 20 luglio 2016. Fino a inizio mese le autorità investigative non avevano rivelato pubblicamente il punto delle indagini. Il 12 dicembre 2019 la polizia ha fermato tre sospetti, lo stesso giorno ha convocato una conferenza stampa in cui le forze dell’ordine hanno presentato alcuni risultati delle indagini. Alla conferenza è stato presente anche il Presidente Volodymyr Zelenskyi. A ottobre Zelenskyi ha affermato che sarebbe cambiato il capo del Ministero dell’interno se non ci fossero stati progressi nel caso Sheremet.

La polizia nazionale ha fermato e incriminato almeno cinque persone per concorso nell’omicidio: sono Yana Dugar, un’infermiera presso una brigata aviotrasportata; Yulia Kuzmenko, una chirurga pediatrica e volontaria per i rifornimenti dell’esercito; Andriy Antonenko, un musicista e militare; Vladyslav e Inna Gryscenko, i volontari della guerra in Donbas. Tuttavia, le informazioni fornite non hanno convinto la società ucraina: durante la conferenza non è stata presentata alcuna prova diretta che confermerebbe il loro concorso nell’omicidio. Inoltre, negli estratti delle conversazioni telefoniche, presentati fuori dal contesto originale, non ci sono informazioni su Sheremet. Il sospetto dunque si baserebbe sia sul fatto che i telefoni di alcuni di loro erano spenti la notte dell’omicidio sia sulla loro somiglianza fisica alle persone registrate dalle camere di sorveglianza. Va aggiunto che i sospetti sono ben conosciuti e rispettati negli ambiti dei volontari e dei veterani. Molti analisti hanno espresso il parere che si sia trattato di arresti esibiti e politicamente strumentalizzati. Vi presentiamo gli argomenti dell’investigazione e le versioni delle persone sospettate.             

La conferenza stampa della polizia

La polizia sostiene di aver scoperto i sospetti mentre indagava su altri casi – uno relativo all’esplosione di un traliccio dell’elettrodotto a Chonhar e uno relativo a un tentato omicidio nella regione di Ivano-Frankivsk. Secondo le forze dell’ordine, sono state esaminate le diverse esplosioni organizzate avvenute nel Paese e hanno così rivolto la loro attenzione alle somiglianze che questi casi avevano tra di loro.

Le autorità investigative hanno riportato di aver esaminato 20 gruppi, 80 milioni di conversazioni telefoniche e le registrazioni di 221 camere di sorveglianza per identificare i sospetti. Allo stesso tempo il motivo dell’omicidio come spiegato dalle autorità non è chiaro; l’investigazione insiste che si tratta di tentativi di “destabilizzazione della situazione nel Paese”.

Alla conferenza stampa sono stati presenti anche il Presidente Volodymyr Zelenskyi, il Procuratore generale Ruslan Riaboshapka e il Ministro dell’interno Arsen Avakov. Zelenskyi ha espresso la sua approvazione per il corso delle indagini.

Chi sono gli sospetti?

Andriy “Riffmaster” Antonenko. È musicista e militare ucraino, un sergente delle forze per le operazioni speciali delle Forze armate dell’Ucraina. Dall’inizio della guerra in Donbas ha aiutato i militari come volontario con i rifornimenti, successivamente si è arruolato nelle forze per le operazioni speciali. La sua canzone “Venuto silenziosamente, andato via silenziosamente” (Tykho pryishov, tykho pishov) è un inno informale delle forze per le operazioni speciali delle Forze armate ucraine. Antonenko, il cui nome di battaglia è Riffmaster, è una figura rispettata da veterani e militari.

Le autorità investigative sospettano che sia stato Antonenko ad accompagnare la donna che aveva posto un esplosivo sotto la macchina di Pavlo Sheremet. Inoltre, gli inquirenti si baserebbero, a supporto delle proprie tesi, sull’utilizzo di maglietta con una stampa specifica indossata dal sospettato e sulla sua andatura. Dicono che Antonenko è stato operato alla gamba qualche mese prima dell’omicidio di Sheremet ed è possibile che zoppicasse.  Foto: lb.ua. Andriy “Riffmaster” Antonenko.

Inoltre, le autorità investigative affermano di aver identificato Antonenko come sospetto lavorando sul caso del traliccio dell’elettrodotto saltato a Chonhar, nella regione di Kherson, nell’autunno del 2015. Allora sulla scena del crimine vicino alla linea amministrativa con la Crimea fu registrata una persona che indossava una maglietta simile a quella indossata dall’indiziato nel caso Sheremet. L’investigazione ha anche identificato Antonenko perché abita vicino alla zona in cui viveva Sheremet. Antonenko è rimasto scioccato dopo essere incriminato e non accetta le accuse.

Yulia Kuzmenko è una chirurga pediatrica presso l’Ospedale nazionale pediatrico “Ochmatdyt”, una volontaria – aiutava a procurare i rifornimenti per l’esercito ucraino. Secondo la versione presentata dalle autorità investigative, Kuzmenko avrebbe inserito l’esplosivo sotto l’auto di Sheremet la notte del 20 luglio 2016.

Yana Dugar è un’infermiera presso il 25˄ brigata aviotrasportata delle Forze armate ucraine. Le autorità investigative le attribuiscono “lo svolgimento di attività di ricognizione” in prossimità del palazzo dove viveva Sheremet,ì. Sostengono che sia stata lei a fotografare con il cellulare le videocamere di sorveglianza intorno all’area che poi sarebbe diventata la scena del crimine. La polizia ha reso pubblica una telefonata intercettata di Dugar, dopo la perquisizione nell’appartamento che affitta, nella quale dice di possedere di 7 cellulari e dell’attrezzatura da artificiere.      

I Gryscenko. Una coppia di veterani della guerra in Donbas – Vladyslav e Inna Gryscenko – sono stati fermati nell’autunno del 2019: rispettivamente il 24 settembre e il 5 novembre. Entrambi sono incriminati nel caso dell’attentato della vita di Mykhailo Cekurak, a Kosiv nella regione di Ivano-Frankivsk. A entrambi è stato dato l’arresto come misura cautelare durante la prosecuzione delle indagini. A fine ottobre 2019 le indagini del caso in cui è stata incriminata la coppia sono state trasferite dalle autorità investigative regionali di Ivano-Frankivsk al Dipartimento centrale della Polizia nazionale.

All’inizio di novembre i media ucraini sono venuti a sapere che con molta probabilità le autorità investigative stessero considerando i Gryscenko come attori nel caso Sheremet.
Foto: ukrreporter.com.ua. La coppia Vladyslav e Inna Gryscenko.

A fine novembre il tribunale ha prolungato il termine dell’arresto cautelare a Vladyslav e Inna. Di seguito Vladyslav Gryscenko ha affermato che gli è stato proposto dalle autorità investigative di dichiararsi colpevole nel caso dell’omicidio di Pavlo Sheremet. Nel suo discorso fatto al tribunale distrettuale di Kyiv Pecherskyi ha detto: “Un investigatore è venuto da me senza dire chi fosse e di quale caso si trattasse. Mi ha dato un foglio con quattro foto. In una delle foto c’era Sheremet, che sarebbe stato fatto esplodere, nelle altre c’era Zhukov, Shapoval, una giornalista e la zona dell’esplosione a Chongar. Sapete cosa mi hanno detto? Mi hanno detto che se io mi fossi preso la responsabilità per uno dei casi, mia moglie sarebbe liberata (dalla prigione).”

I risultati delle prove scientifiche a disposizione dei giornalisti

I giornalisti-investigatori del progetto “Slidvsto.Info” (un progetto congiunto dell’emittente pubblica “UA:Pershyi” e del canale indipendente “Hromadske TV”) sono entrati in possesso del documento che contiene le conclusioni delle investigazioni scientifiche ordinate dalle autorità incaricate dell’indagine. Si tratta di tre prove scientifiche le cui conclusioni si contraddicono: dalla prova psicologica risulta che le persone registrate dalle telecamere di sorveglianza sono identiche ai sospetti, l’esame dei ritratti sostiene che non siano identici, mentre l’indagine scientifica dell’andatura (attuata dall’esperto britannico Ivan Birch) ha concluso che le prove a sostegno dell’ipotesi che i sospetti siano le stesse persone registrate sul filmato, siano “moderatamente sufficienti”.

Le misure cautelari ordinate dal tribunale

Il tribunale ha stabilito le seguenti misure cautelari: a Yana Dugar sono stati ordinati gli arresti domiciliari, ad Andriy Antonenko e a Yulia Kuzmenko – la custodia cautelare in carcere per 60 giorni. (Aggiornamento: Il corte d’appello ha confermato la custodia cautelare per Antonenko e Kuzmenko, mentre riconsidererà la misura cautelare a Dugar nella seduta dell’8 gennaio 2020).

La mancata fiducia da parte della società nella legalità delle decisioni del tribunale si deve anche alla reputazione del giudice a capo del processo, Serhiy Vovk. Gli avvocati difensori di tutti i sospetti hanno chiesto di rimuovere il giudice dal processo ma il tribunale ha respinto la domanda. Nel 2012 Serhiy Vovk condannò l’ex Ministro dell’interno Yuriy Lutsenko a quattro anni di carcere per abuso d’ufficio e l’appropriazione indebita. Successivamente, la Corte europea dei diritti umani affermò che il processo giudiziario non si fosse svolto in linea con gli standard internazionali. Il giudice Vovk fu anche a capo del gruppo dei giudici che condannò l’ex Ministro della difesa ad interim Valeriy Ivascenko. Il tribunale lo giudicò colpevole di aver abusato del suo ufficio sancendo la vendita dei beni del Cantiere navale di Feodosia in Crimea nel 2009. La Corte europea dei diritti umani riconobbe la sentenza politicamente motivata.

Le voci degli avvocati difensori e dei sospetti

Yana Dugar. Secondo la versione della difesa, dal 3 giugno al 29 settembre Yana si trovava presso un ospedale mobile militare essendo di turno come infermiera chirurgica. Comunque, né la sospetta stessa, né i suoi avvocati hanno risposto se Dugar avesse lasciato l’ospedale durante il periodo in questione. Inoltre gli avvocati affermano che il filmato usato dalla scientifica per identificare se ci fosse Yana, è stato ripreso dalle camere di sorveglianza in un periodo che era fuori il Paese.

Yana Dugar è stata decorata per la partecipazione nei combattimenti con il premio “Per il coraggio” (III grado) e con la medaglia “Per la difesa di Avdiivka”. Secondo una dei garanti che chiedevano il suo rilascio su cauzione, Yana è un’orfana.

Yulia Kuzmenko. L’avvocato difensore della seconda sospetta, Yulia Kuzmenko, insisteva che la sua cliente avesse un alibi; per questo ha chiesto che fosse interrogato l’ex marito, il quale poteva confermare che lei fosse stata in casa nella notte fra il 19 e 20 luglio 2016. Un altro testimone a supporto di tale alibi è il direttore di un reparto presso l’ospedale dove lavora Kuzmenko. Lei sostiene che ha saputo la notizia dell’omicidio Sheremet dalle notizie e ha dovuto controllare chi fosse. Nel suo discorso fatto in tribunale Kuzmenko ha detto che il Ministro dell’interno ha violato la presunzione d’innocenza nei suoi confronti durante la suddetta conferenza stampa, trasmessa anche in tv. “Ieri la televisione ha rovinato la mia vita,” ha affermato Kuzmenko. Si è anche dichiarata pronta a sottoporsi a ulteriori prove incluso il poligrafo per provare la propria innocenza. Foto: lb.ua. Yulia Kuzmenko.

Andriy Antonenko. L’avvocato difensore di Andriy Antonenko considera che “il Ministero dell’interno e le altre agenzie statali hanno ordinato che questo crimine sarebbe stato risolto entro la fine del 2019.”

Commentando la motivazione dell’indagine, secondo la quale l’uomo ripreso dalle videocamere di sorveglianza la notte prima dell’esplosione fosse lui, Antonenko ha detto: “Dal 2013 ho una barba completa. Lunga o corta che sia, è sempre completa. L’uomo nel filmato ha un pizzetto con le guance completamente rasate. La seconda cosa, le spalle: le mie sono leggermente curve, il collo è un pò allungato e non corrisponde a quello in video. Le mie orecchie sono rotte poiché pratico la lotta libera, invece l’uomo nel filmato  ha le orecchie intatte”.

Nonostante più di dieci persone si sono dichiarate pronte a dare le loro garanzie perché fosse rilasciato su cauzione, il tribunale non ha ritenuto di procedere in tal senso.

La foto principale: Ukrinform. La seduta del tribunale per scegliere la misura cautelare a Yana Dugar (a sinistra).

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