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Rassegna della stampa ucraina dal 24 al 30 ottobre

La situazione nella zona dei combattimenti

L’inevitabile escalation. La situazione nella zona dei combattimenti sta peggiorando drasticamente. Secondo l’OSCE, l’escalation nel Donbas è inevitabile dato che le parti stanno ignorando gli appelli per porre termine alla violenza. “I fatti sono chiari. Le parti non hanno ritirato le armi. Le vediamo ogni giorno. Le parti non hanno tolto le mine. Vediamo le mine ogni giorno. (…) Le parti non hanno disimpegnato le truppe o il materiale pesante. Li vediamo in prossimità di tutta la lunghezza della linea di contatto,” ha detto il vice capo della Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina, Alexander Hug. Il 24 ottobre l’OSCE ha registrato più di 300 esplosioni, causate dagli attacchi nelle regioni di Donetsk e Luhansk.

I militanti continuano a negare l’accesso all’OSCE. Il 25 ottobre l’OSCE ha dichiarato che il veicolo aereo senza pilota della missione si è trovato sotto attacco nella Donetsk occupata.

L’Ucraina diventa uno dei territori più minati nel mondo. L’Ucraina orientale sta diventando una delle regioni più minate nel mondo. Lo ha affermato l’Assistente Segretaria Generale dell’Onu per gli affari umanitari e la Vice coordinatrice per le situazioni di emergenza, Ursula Mueller. Nel Donbas, 2 milioni ettari del terreno nei territori controllati dal governo rimangono minati. Coerentemente con quanto riportato in precedenza dall’OSCE nel 2017, 27 persone sono state uccise e 62 sono rimaste ferite nel Donbas da mine e munizioni inesplose.

I civili sotto minaccia. Il 28 ottobre le truppe russo-militanti hanno effettuato un attacco con i mortai danneggiando gli edifici residenziali nella periferia di Vodyane vicino a Mariupol. Il 27 ottobre si sono trovati sotto il fuoco dei mortai del calibro 120mm i quartieri residenziali a Shyrokyne.


La vita nella “DPR” e “LPR”

“DPR” priverà gli abitanti degli alloggi se questi si assenteranno da casa per un periodo di 6-12 mesi. Il rappresentante della “Corte Suprema” della “DPR”, Lilia Reznikova, ha dichiarato che è possibile privare una persona dall’alloggio se essa per 6 mesi, e senza motivi validi, non vive in un alloggio che sia di proprietà statale o comunale, o per un anno in un alloggio che sia di proprietà privata.

Quasi 800 incarcerati vogliono lasciare il Donbas non controllato. A partire dal 2015, dai territori controllati dal raggruppamento “DPR” 166 condannati e detenuti sono stati trasferiti nei territori controllati dall’Ucraina. Si tratta di coloro che scontano una pena per i crimini commessi prima che iniziassero i combattimenti nel Donbass nel 2014. Attualmente, vi sono altri 798 incarcerati che vogliono essere trasferiti, secondo quanto dichiarato dallo specialista principale del segretariato del Commissario della Verkhovna Rada dell’Ucraina per i diritti umani, Galyna Kylymova. In totale, ha poi sottolineato, nei territori non controllati delle regioni di Donetsk e di Luhansk vi sono 27 istituzioni penitenziarie, in cui si detengono circa 12.700 persone. 


Il Piano “Marshall” per l’Ucraina ha perso il sostegno dell’UE

La settimana passata, Tallinn (Estonia) ha ospitato il Forum del partenariato orientale. È stata resa esplicita, proprio in questa sede, l’idea di un nuovo “Piano Marshall” per l’Ucraina, patrocinata da alcuni Paesi prossimi all’Ucraina, come la Lituania, non è stata sostenuta da Bruxelles.

Cos’è il piano “Marshall” per l’Ucraina? La possibilità dell’approvazione di un “Piano Marshall” per l’Ucraina è stata annunciata per la prima volta nella primavera del 2017. L’ex primo ministro della Lituania, Andrius Kubilius, è stato l’iniziatore ed il principale promotore dell’idea. Inizialmente, era persino riuscito ad ottenere l’approvazione del progetto al vertice del Partito popolare europeo. Si trattava dell’assistenza annuale nella cifra di 5 miliardi di euro per l’Ucraina da parte dell’UE. Inoltre, in Lituania si alimentavano grandi speranze sul vertice del Partenariato orientale, che si terrà a Bruxelles nel novembre – era previsto di presentare ufficilamente il piano a tutti i capi di Stato e di governo dell’Unione europea e si contava che il documento sarebbe stato menzionato nella dichiarazione finale del vertice. Così, il “Piano Marshall” per l’Ucraina avrebbe ottenuto un qualche status ufficiale.

Che cosa è accaduto a Tallinn? Il commissario Johannes Hahn, responsabile per la politica europea di vicinato, ha confermato che la Commissione europea ha ricevuto le proposte lituane per un nuovo piano “Marshall”. Allo stesso tempo, Hahn ha sottolineato che all’interno della Commissione europea questa idea solleva dei dubbi dato che Bruxelles, a suo avviso, ha già abbastanza strumenti per aiutare l’Ucraina. In precedenza, il commissario aveva già parlato del fatto che all’Ucraina sono già dedicati molti programmi di aiuto e che uno nuovo non cambierà nulla. “Ci siamo impegnati a fornire 12,8 miliardi di euro per effettuare le riforme, per non parlare del finanziamento offerto all’Ucraina dagli altri donatori e organizzazioni internazionali. In un certo senso, il “Piano Marshall” per l’Ucraina è già in funzione”, ha spiegato il commissario in un’intervista a Eastbook.

I motivi per il rifiuto del piano. Ci sono diversi motivi principali per il fallimento dell’iniziativa lituana.

In primo luogo, non è un segreto neanche per i funzionari ucraini che l’Ucraina ha dei problemi con l’assimilazione dei fondi. I problemi con la gestione degli aiuti europei sono reali e sono proprio loro che motivano la contestazione a proposito dell’efficacia degli aiuti europei.

In secondo luogo, già nel 2018, l’Ucraina entrerà nel periodo pre-elettorale e ci si aspetta un rallentamento delle riforme. La Verkhovna Rada, che soffre del populismo pre-elettorale, non approverebbe riforme rigide e impopolari in tal periodo. Nel suo discorso a Tallinn, Johannes Hahn l’ha sottolineato appositamente. “Scusate, ma lo devo dire: il livello di fiducia (che Kyiv sia pronta ad effetuare le riforme, ndr) – non è molto alto”, ha dichiarato il commissario europeo.

In terzo luogo, è molto improbabile che l’UE sia pronta a promettere a Kyiv alcuna assistenza seria data l’incertezza su chi andrà al potere nel 2019. Solo dopo le elezioni parlamentari e quelli presidenziali, nonché dopo la costituzione del nuovo governo, avrebbe senso negoziare le riforme con, come interlocutore, la nuova leadership del Paese.

Infine, nella primavera del 2019, si terrano le elezioni nell’UE, e in autunno la composizione della Commissione europea cambierà. Si prevede che fino a quel momento le discussioni con l’UE sul piano Marshall per l’Ucraina non avranno ad oggetto contenuti concreti.


Qual è il prezzo del rilascio dei prigionieri politici Umerov e Chyigoz?

Rilascio. Il 25 ottobre, i condannati da parte degli occupanti della Crimea, Ilmi Umerov e Akhtem Chyigoz, sono stati estradati in Turchia. Dall’aeroporto di Simferopol, entrambi i prigionieri sono stati trasportati alla città di Anapa in Russia e poi ad Ankara. Sono arrivati ​​a Kyiv il 27 ottobre.

I motivi del rilascio. Il prezzo del rilascio dei due vice presidenti del Mejlis – Ilmi Uumerov e Akhtem Chyigoz – non è stato ancora rivelato. I prigionieri politici hanno dichiarato di non aver prodotto alcuna domanda di grazia.

Il ruolo di Erdogan. È ovvio che il presidente della Turchia Recep Erdogan ha avuto personalmente un ruolo principale nel rilascio di Umerov e Chyigoz. Secondo uno dei leader dei tatari di Crimea Refat Chubarov, in Turchia circa l’8% della popolazione è di origine tatara crimeana. Vi sono potenti organizzazioni tataro-crimeani in Turchia che sanno bene come influenzare la politica. Quindi, Erdogan non avrebbe potuto ignorare questa grande comunità.

Erdogan e Putin. Parlando del perché la Russia ha deciso di estradare i prigionieri in Turchia, Mustafa Dzhemilev, deputato, commissario del presidente ucraino per gli affari dei tatari di Crimea, in un’intervista al “Canale 5” ha sottolineato: “Ho qualche riflessione prosaica su questo argomento. In linea di massima, Putin si è trovano isolato, poche persone fanno incontri con lui, tra cui Erdogan, con cui si incontra soprattutto perché la Turchia non ha aderito alle sanzioni. Perdere, quindi, il paese che mantiene le relazioni con te per dei detenuti … Apparentemente, si sono accorti che era poco opportuno e quindi li hanno lasciati andare.

Piani per il futuro. ll capo del Mejlis dei tatari di Crimea Refat Chubarov ha informato che Umerov e Chyigoz vivranno e lavoreranno a Kyiv. Ayshe Umerova, figlia di uno dei prigionieri politici, ha assicurato che la parte russa non ha fornito alcun documento ufficiale sul divieto di entrata di suo padre e di Chyigoz nel Paese. Quindi, cercheranno di rientare in Crimea. Il ritorno in Crimea, per entrambi, è una questione di principio. Dopo l’annessione, hanno deciso di non lasciare la penisola nonostante le minacce e le azioni penali.


Riforme: sostegno dell’UE alle riforme

L’UE ha stanziato quasi 90 milioni di euro all’Ucraina per le riforme. Il primo vice primo ministro dell’Ucraina, Stepan Kubiv, e il capo del gruppo per il sostegno all’Ucraina della Commissione europea, Peter Wagner, hanno firmato due accordi sulla cooperazione tra il governo ucraino e l’Unione europea per un totale di 89,5 millioni di euro.

Nel quadro dell’Accordo sul finanziamento del Programma di cooperazione tecnica nel 2017, l’Unione europea dovrebbe assistere il governo dell’Ucraina per il miglioramento delle capacità del governo ucraino nell’attuazione dell’Accordo di associazione e quello di libero scambio, per lavorare sulle capacità di adattamento della legislazione dell’Ucraina alle norme dell’UE, nonché per un efficace sviluppo e per l’attuazione della riforma. Come parte dell’Accordo sul finanziamento del programma “Sostegno alle riforme per lo sviluppo della supremazia della legge in Ucraina (PRAVO)”, la Commissione europea dovrebbe finanziare le misure per riformare il sistema della supremazia della legge in Ucraina, compreso il sostegno alla riforma giudiziaria.


Cultura: l’UCMC esplora i musei nelle regioni di Donetsk e Luhansk per un progetto futuro

Un gruppo di curatori e artisti ha iniziato una spedizione di ricerca presso i musei nelle regioni del Donetsk e del Luhansk. Nell’arco di tre settimane il gruppo visiterà 28 musei, la maggior parte dei quali sono musei sulla storia locale. In base ai risultati della ricerca, sarà pubblicata una guida ai musei della regione. Inoltre verranno selezionati quattro musei in cui avranno luogo i progetti artistici a cura del gruppo. La ricerca fa parte di una nuova tappa del progetto dell’UCMC “Lavori in corso. Aperto il museo” che ha come scopo sia la modernizzazione dei musei delle regioni del Donetsk e del Luhansk, che la presentazione delle opportunità per lo sviluppo professionale al personale dei musei. Seguite la rotta della spedizione attraverso le pagine Facebook del progetto nelle regioni del Donetsk e del Luhansk.

La foto principale: il Ministero della difesa dell’Ucraina.