Vitaliy Markiv: il verdetto per il sergente ucraino processato in Italia sul caso Rocchelli può arrivare il mese prossimo

Vitaliy Markiv: il verdetto per il sergente ucraino processato in Italia sul caso Rocchelli può arrivare il mese prossimo
12 giugno 2019.

Il processo in Italia, di cui è protagonista il membro della Guardia nazionale Vitaliy Markiv e che ha ricevuto tanta attenzione mediatica, sia in Italia che in Ucraina, sta per giungere il termine. Markiv è incriminato per il coinvolgimento nell’uccisione del fotogiornalista italiano Andrea Rocchelli in Donbas, nel maggio 2014. Il processo è in corso dal luglio 2018. Sono intervenuti i testimoni dell’accusa e della difesa, incluso il Ministro dell’interno ucraino Arsen Avakov ed è stato interrogato anche l’imputato stesso. La prossima seduta in tribunale è prevista per il 14 giugno, ne seguirà un’altra il 21 giugno. A luglio saranno tenute due sedute conclusive. Ci si aspetta che il verdetto sarà pronunciato il 12 luglio. L’accusa e la difesa hanno espresso una valutazione positiva del processo, anche se ciascuna parte resta fermamente sulle sue posizioni. L’atmosfera che circonda il processo diventa sempre più tesa – tutti aspettano che verrà ristabilita la verità in questa storia. Riportiamo in breve il riassunto delle ultime due sedute in tribunale in base ai materiali della Radio Liberty.

La Procura di Pavia in Italia chiede la condanna a 17 anni di reclusione per il membro della Guardia nazionale ucraina Vitaliy Markiv, per aver assistito all’omicidio premeditato del fotogiornalista italiano Andrea Rocchelli avvenuto in Donbas cinque anni fa. L’ho pronunciato il procuratore Andrea Zanoncelli nella parola finale in tribunale il 21 maggio.

Secondo gli argomenti del prosecutore, il sergente maggiore della Guardia nazionale Vitaliy Markiv non ha commesso direttamente l’omicidio, ma ha informato il comando della Guardia nazionale del movimento di persone civili vicino alla fabbrica Zeus Ceramica. Nel suo turno, il commando ha contattato le Forze armate ucraine che hanno aperto il fuoco contro il gruppo dei giornalisti stranieri. Vitaliy Markiv si trovava nella postazione di combattimento sul monte Karachun e per via delle responsabilità del suo servizio era impossibile che non sapesse a chi sarebbe stato indirizzato il fuoco dell’attacco, ne è convinto il prosecutore Andrea Zanoncelli.

Inoltre il prosecutore suggerisce che Markiv è stato un complice del crimine senza parteciparne direttamente. Senza aver citato l’argomentazione concreta dietro la presunta intenzione premeditata dell’omicidio, il prosecutore ha riassunto: “Lì si uccideva giornalisti. Punto.” (In questo testo riportiamo le parole degli speaker italiani in traduzione dall’ucraino – UCMC). Foto: Nataliya Kudryk per RFE/RL. Il procuratore Andrea Zanoncelli.

Prendendo in considerazione la gravità del reato, ha spiegato Zanoncelli, il Codice penale prevede la carcerazione di fino a 24 anni. Comunque per via delle circostanze attenuanti (Markiv non ha precedenti penali e ha dimostrato buona condotta durante il processo) il procuratore aveva deciso di ridurre il termine per un terzo – a 16 anni e ha aggiunto un anno per il crimine dl tentato omicidio del fotografo francese William Roguelon ferito sotto il fuoco incrociato il 24 maggio 2014 nell’episodio in cui sono morti Andrea Rocchelli e il suo traduttore russo Andrey Mironov.

La madre dell’imputato, Oksana Maksymchuk, ha raccontato che, sentito la presentazione del prosecutore, Vitaliy ne ha reagito bene e continua ad affermare la sua innocenza e il non-coinvolgimento nella tragedia.

La famiglia di Rocchelli è rimasta contenta dell’intervento del prosecutore e del quadro degli eventi come ricostruito da Zanoncelli. “Confermiamo che non stiamo cercando una rivincita. Se il termine della carcerazione sia adeguato, non lo sappiamo, sta alla Procura valutarlo e che lo stabiliscano in base alla responsabilità  dell’imputato,” ha detto Rino Rocchelli, padre di Andrea.

Inoltre il procuratore ha attribuito la responsabilità per la morte del fotografo italiano anche al parlamentare ucraino Bohdan Matkivskyi, il comandante di un’unità della Guardia nazionale ucraina all’epoca, a cui era subordinato Vitaliy Markiv. Zanoncelli ha presentato una domanda ai giudici popolari chiedendo di stabilire anche il possibile coinvolgimento di Matkivskyi nell’incidente per l’avvio possibile di un caso penale contro il parlamentare. Quest’ultimo non ha finora commentato le parole del prosecutore italiano.

All’inizio della seduta del tribunale la corte popolare ha respinto definitivamente la richiesta della difesa di svolgere un’investigazione aggiuntiva nel luogo degli eventi in Ucraina.

“Visto la lontananza dell’evento e la presenza di ciò che è stato stablito nella fase dell’indagine, la richiesta menzionata non è necessaria,” ha pronunciato la giudice Annamaria Gatto. Foto: Nataliya Kudryk per RFE/RL. La comunità ucraina presente in aula del Tribunale di Pavia per sostenere Vitaliy Markiv.

Nella seduta precedente del 12 aprile, è intervenuto l’esperta balistico Luca Soldati. In base alla analisi forense dei resti di Andrea Rocchelli e Andrey Mironov l’esperta ha detto che Rocchelli e Mironov erano colpiti da diversi tipi di armi. Ha concordato con le conclusioni delle analisi fatte in Ucraina che il fotoreporter fosse possibilmente morto per l’emorragia polmonare causata da un’esplosione. Secondo l’esperta balistico, le piccole ferite sul corpo di Rocchelli dimostrano che la morte è stata causata dall’esplosione di una granata invece da un colpo del fucile d’assalto o di un altro tipo delle armi leggere. Allo stesso tempo Soldati enfatizzava continuamente che ai materiali del caso mancassero tante informazioni per poter stabilire esattamente il tipo delle armi che avevano colpito il giornalista italiano e il suo traduttore.

Avendo guardato il video del taxi danneggiato con cui Rocchelli e Mironov sono arrivati sul posto, Soldati ha puntato i fori asimmetrici provocati dai colpi entranti e uscenti delle armi, il che, secondo l’esperto, significa che il fuoco proveniva dai lati diversi. Il video però non consente di stabilire la distanza da cui provenivano gli spari.

L’avvocato di Vitaliy Markiv Raffaele Della Valle ha detto alla Radio Liberty: “Con il nostro esperto militare, se prendiamo i materiali del caso non le supposizioni, non è stato ancora stabilito cosa aveva causato la morte del fotoreporter (un’esplosione della bomba o un colpo del mortaio), e soprattutto da che parte provenivano gli spari (dalle posizioni ucraine o da quelle dei militanti filorussi), se avevano sparato i militari ucraini o i separatisti. E la cosa principale – non si sa chi abbia sparato. È certo che non è stato Markiv, in quanto le ferite sul corpo del giornalista non sono compatibili con i colpi dal fucile AK-74 in possesso dall’impiegato della Guardia nazionale. Lo stesso tipo di armi erano in possesso anche dei separatisti,” ha raccontato l’avvocato Della Valle.

Il sergente maggiore della Guardia nazionale ucraina Vitaliy Markiv è stato arrestato il 30 giugno 2017 mentre entrava in Italia. L’accusa è quella di essere il presunto responsabile dell’omicidio del fotogiornalista italiano Andrea Rocchelli. Rocchelli è morto nella zona dei combattimenti nel Donbas, vicino a Slovyansk, nel maggio 2014. Markiv nega la sua responsabilità dell’incidente. Il processo penale si è iniziato il 6 luglio 2018.

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La foto principale: Nataliya Kudryk per RFE/RL. Vitaliy Markiv.

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