“No alla resa!”: di chi sono i volti delle proteste che chiedono di non cedere il Paese?

“No alla resa!”: di chi sono i volti delle proteste che chiedono di non cedere il Paese?
21 ottobre 2019.

Il 14 ottobre, nella Giornata dei difensori dell’Ucraina, a Kyiv e nelle altre città ucraine è stato tenuto un altro giro delle manifestazioni “No alla resa!”. Come anche una settimana fa, il 6 ottobre, 10 mila persone si sono radunate in piazza Maidan a Kyiv chiedendo alle autorità di “non cedere gli interessi dell’Ucraina”. Chi sono i partecipanti di queste manifestazioni?    

Il 14 ottobre l’Ucraina celebra la Giornata dei difensori. È una festa ufficiale, osservata a partire dal 2015. I militari, i volontari, e tutti coloro che difendono l’Ucraina sono al centro della festa. La Giornata coincide anche con la Giornata dei cosacchi ucraini, la Giornata della creazione dell’Upa (l’Esercito insurrezionale ucraino) e con la festa religiosa della protezione della Beata Vergine Maria (Pokrova). Tradizionalmente, in questo giorno, si tengono degli eventi pubblici.

Quest’anno il 14 ottobre è anche coinciso con l’intensificazione delle proteste nella società. A Kyiv si è svolta la terza manifestazione “No alla resa!”. I partecipanti della marcia hanno affermato come sia inaccettabile cedere gli interessi nazionali – con particolare riferimento all’assenso che l’Ucraina ha dato alla cosiddetta formula di Steinmeier. Inoltre, si sono anche espressi contro la possibilità in cui le elezioni locali nei territori attualmente occupati si possano svolgere prima che la Russia ritiri le sue truppe dal Donbas e che l’Ucraina riceva il controllo della frontiera statale. (Per approfondimento si rimanda a: Cos’è la “formula di Steinmeier” per il Donbas e perché ha causato discussioni accese in Ucraina?)

La marcia contro la capitolazione è iniziata all’uscita del parco Shevchenko, da dove qulache ora prima è partita un’altra manifestazione – la Marcia dell’Upa “Proteggiamo la terra ucraina”. Secondo la polizia nazionale, 12 mila persone hanno preso parte alla marcia contro la capitolazione.

I partecipanti hanno marciato verso piazza Maidan, alcuni hanno acceso dei bengala. La polizia non ha registrato violazioni serie, rendendo la manifestazione a carattere pacifico. A Maidan è stato tenuto il Viche – un’assemblea popolare; dopo il raduno, alcuni si sono diretti verso via Bancova per manifestare davanti all’Ufficio del Presidente.

La resistenza contro la capitolazione: chi partecipa alle proteste?

I partecipanti alla marcia non sono un gruppo omogeneo. Ci sono i veterani della guerra, i volontari che aiutano l’esercito con i rifornimenti, i rappresentanti delle forze politiche di opposizione, gli intellettuali, gli attivisti civili e anche i rappresentanti delle organizzazioni di destra.

Prima dell’evento è stato lanciato un appello ai rappresentanti di vari partiti o forze politiche, chiarendo loro di non tentare di far propria la manifestazione usandola solo per i propri interessi.

L’opposizione politica: i partiti “La solidarietà europea”, “Golos” e “Batkivshyna”. Le tre forze politiche – “La solidarietà europea” (Ieropeiska solidarnist) di Petro Poroshenko, “Golos” (Voce) di Sviatoslav Vakarchuk e “Batkivshyna” (Patria) di Yulia Tymoshenko hanno espresso disaccordo verso l’accettazione ufficiale della “formula di Steinmeier”. Le tre forze di opposizione si sono rivolte al Presidente Zelenskyi chiedendolo di spiegare il suo piano volto a far terminare l’occupazione del Donbas. Yulia Tymoshenko ha definito la “formula di Steinmeier” come uno scenario inaccettabile, anche se il suo partito non è poi sceso in piazza.

“Golos”, da parte propria, non solo ha espresso la sua posizione in aula ma i suoi esponenti hanno anche preso parte alle proteste di Kyiv e Lviv. “Gli ucraini hanno il diritto di sapere il margine del compromesso che il Presidente e il partito di maggioranza “Il servitore del popolo” (Sluha narodu) ritengono accettabile,” ha detto la parlamentare Inna Sovsun, membro del partito “Golos”. “Abbiamo sentito degli slogan del Presidente secondo i quali avrebbe fatto di tutto per la pace, ma non abbiamo sentito quale sia il prezzo che lui è disposto a pagare,” continua la parlamentare.

Il diplomatico Volodymyr Ogryzko, ex Ministro degli affari esteri nel governo di Yulia Tymoshenko, ha commentato il carattere della protesta: “Non ha una struttura politica, è una struttura che pensa con le categorie nazionali, non con quelle di partiti. Questo è anche un suo punto forte. (…) Se questo movimento è sostenuto dalle forze politiche per cui l’interesse nazionale è la priorità assoluta, non c’è problema (che i partiti vi aderiscano).”

I veterani della guerra. Anche fra i veterani della guerra che partecipano alle manifestazioni le simpatie politiche variano. Glib Babych, veterano dei combattimenti e comandante della 10^ brigata d’assalto di montagna, ha così spiegato la sua scelta di far parte delle proteste: “Il mio stato di salute non mi consente di essere al fronte adesso. Ho combattuto per l’Ucraina per cinque anni. Ho fatto sei rotazioni. Per me il Paese è importante. Per partecipare a queste proteste centinaia di veterani scendono in piazza, sono persone che hanno messo realmente a rischio la propria vita per la libertà del Paese. (…) Non c’è stato alcun veterano di guerra che si è arruolato per combattere per conto di Poroshenko; hanno combattuto in nome dell’Ucraina. Anche adesso scendiamo in piazza per il nostro Paese. Non lo facciamo per le singole personalità.” Foto: Oleksandr Rudomanov per lb.ua. I veterani della guerra con la Russia in manifestazione “No alla resa!”      

La società civile. Gli intellettuali e gli attori del settore culturale sono stati partecipanti in prima linea delle proteste nei vari momenti storici. Questa volta gli esponenti del settore della formazione, i musicisti, gli scrittori e gli scienziati sono stati fra i firmatari del “No alla resa!”. Tra questi, di particolare rilievo sono stati Viaceslav Briukhovetskyi, presidente onorario dell’Università nazionale “Accademia Kyiv Mohyla”; Josef Zissels, dissidente, vicepresidente esecutivo del Congresso delle comunità nazionali ucraine; Sergiy Kvit, professore dell’Università nazionale “Accademia Kyiv Mohyla” ed ex Ministro della formazione; e molti altri. Tra gli intellettuali c’è chi ha simpatizzato per Petro Poroshenko e anche chi non aveva alcuna simpatia verso di lui durante le ultime presidenziali.

Fra le organizzazioni di destra che abbiamo notato nella marcia del 14 ottobre, il gruppo più grande è stato quello de “Il Corpo Nazionale” (Natsionalny Corpus).

Roman Chernyshov, portavoce de “Il Corpo Nazionale”, commentando a “Ukrainska pravda” ha detto: “Quello che sta accadendo adesso è una vera minaccia per il Paese. Se avverrà il disimpegno delle forze, presto non potremo combattere lungo tutta la linea del fronte. I militari sono dalla nostra parte. Sono nelle trincee e comprendono la situazione. Se ci lasciamo scappare Zolote, sarà una vera e propria capitolazione.”

I media spesso sottolineano che alle organizzazioni di destra “Il Corpo Nazionale” e le “Natsionalni Druzhyny” (le unità nazionali delle milizie) è legato il Ministro dell’interno Arsen Avakov, che usa questi gruppi al servizio della propria lotta politica. Avakov è uno dei due ministri del governo precedente che ha mantenuto un posto anche nell’attuale governo, dopo l’insediamento del Presidente Zelenskyi.

Così le proteste uniscono persone diverse. Alcune cercano di realizzare le loro ambizioni politiche, mentre altre semplicemente non possono rimanere fuori dagli eventi significativi per il proprio Paese.

La foto principale: Max Trebukhov per lb.ua. Il cartello si legge: “Siamo l’Ucraina”.

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